Man mano che passano i giorni, si arricchisce di particolari la vicenda dell’indagine sulle vendite di auto gonfiate negli Usa da parte di FCA. L’ultima indiscrezione, in ordine di tempo, la riporta il sito specializzato Automotivenews.com, citando due fonti anonime all’interno dell’azienda stessa, che tuttavia non ha voluto commentare.

I due insider avrebbero riferito che già a metà 2015, da un’indagine interna alla filiale Usa, era venuto fuori che “c’erano migliaia di vetture vendute di marchi FCA per le quali non risultavano acquirenti“. In particolare le auto “senza padrone” sarebbero state 5-6 mila, per un identico ammontare di vendite fittizie.

Sempre secondo le fonti del sito americano, tale pratica sarebbe stata giustificata dalla necessità di non interrompere la serie positiva che il sodalizio italo-americano sta realizzando negli Usa: ovvero 75 mesi consecutivi di aumenti dell’immatricolato, un vero e proprio record mai raggiunto da altri gruppi. E che potrebbe, se le accuse venissero confermate, essere anch’esso fittizio.

I vertici di FCA Usa, non appena venuti a conoscenza delle risultanze dell’indagine, reagirono. Pare infatti che il responsabile delle vendite Reid Bigland, di recente divenuto anche amministratore delegato di Alfa Romeo e Maserati, mise fine a tali pratiche. Che tuttavia, fino a quel momento, avevano consentito di redigere report commerciali non veritieri.

Le autorità statunitensi, in particolare la Sec e l’FBI, stanno indagando sulla vicenda. Lo scorso 11 luglio agenti federali hanno perquisito sia la sede di Auburn Hills che le abitazioni private di nove manager dell’azienda italo americana in cerca di prove. Ricordiamo che tutto ebbe inizio con un’accusa formulata dal Napleton Automotive Group: il dealer puntò il dito contro un manager FCA che gli avrebbe offerto 20 mila dollari per dichiarare vendite false su 409 veicoli. Aggiungendo che tale pratica era stata imposta anche ad altri concessionari affinchè falsificassero il numero di contratti effettuati.

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