La società di consulenza FB e Associati, specializzata in lobbing, ha organizzato a Roma un convegno intitolato “Dentro o fuori dal Palazzo?”. Ospite d’onore, Luigi Di Maio, membro del direttorio M5s e vicepresidente della Camera dei Deputati. “Fuori i lobbisti dalla Camera”, tuonava Di Maio un anno fa. Un passo indietro? “Un passo avanti”, si augura il fondatore di FB e Associati, Fabio Bistoncini, che spiega: “A Bruxelles, dove il processo decisionale è permeato dal lobbismo, c’è una maggiore propensione a dialogare con noi da parte dei parlamentari M5s”. “Ma quali lobbisti?“, esclama invece Di Maio di fronte alle domande de ilfattoquotidiano.it sull’insolito incontro. Insolito e rigorosamente a porte chiuse, ci ammonisce chi scuda il vicepresidente della Camera. Intanto – siamo a due passi da Montecitorio – passano Alessandro Cattaneo di Forza Italia: “I lobbisti arrivano un minuto prima che arrivi l’elettore”. E il senatore verdiniano Vincenzo D’Anna: “Io non mi meraviglio, sarebbe stato Di Maio a starnazzare ci fosse stato un altro al posto suo”. Dopo l’incontro con i lobbisti, Di Maio ci spiega perché quello con il sindaco di Parma Federico Pizzarotti non è mai avvenuto, nonostante le numerose richieste del primo cittadino al responsabile dei rapporti con i Comuni M5s: “La procedura di sospensione è ancora aperta“. Quando avrà fine? “Lo deciderà il garante”. Ovvero Beppe Grillo

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