“Mi rendo conto di avere sbagliato la scelta delle parole su come si porta avanti un cambiamento in un’azienda”. Firmato, Francesco Starace. E’ con una lettera ai dipendenti di Enel che l’amministratore delegato del gruppo è tornato sulle polemiche nate dalle sue frasi pronunciate davanti agli studenti dell’Università Luiss di Roma ad aprile. Starace punta il dito contro “la facile strumentalizzazione che è seguita nel mese di maggio”. Di cui l’ad dice di dispiacersi due volte: “La prima perché mi rendo conto di avere ferito la sensibilità di alcuni di voi, colleghe e colleghi, senza i quali il mio lavoro non avrebbe alcun valore, e che non riuscirò mai a raggiungere individualmente per spiegare il mio intento. La seconda perché i toni e il contenuto non mi appartengono. Chi di voi mi conosce lo sa bene”, spiega Starace. L’ad aggiunge: “Uno dei cambiamenti che stiamo cercando di portare avanti è la consapevolezza che a volte sbagliamo. Credo che sia importante ammetterlo onestamente e imparare dai nostri errori, capaci di andare avanti in maniera più consapevole”.

Ad aprile Francesco Starace, da due anni amministratore delegato Enel, si era raccontato nell’università di Confindustria.”Come si fa a cambiare un’organizzazione come Enel?” aveva domandato uno dei ragazzi dalla platea. E lui: “Innanzitutto ci vuole un gruppo di persone convinte su quest’aspetto. Basta un manipolo di cambiatori. Poi vanno individuati i gangli di controllo dell’organizzazione che si vuole cambiare. E bisogna distruggere, distruggere fisicamente questi centri di potere. Per farlo, ci vogliono i cambiatori che vanno infilati lì dentro, dando a essi una visibilità sproporzionata rispetto al loro status aziendale, creando quindi malessere all’interno del ganglio dell’organizzazione che si vuole distruggere”.  

La strategia del manager non finiva qui: “Appena questo malessere diventa sufficientemente manifesto, si colpiscono le persone opposte al cambiamento, e questa cosa va fatta nella maniera più plateale possibile, sicché da ispirare paura o esempi positivi nel resto dell’organizzazione. Questa cosa va fatta velocemente, con decisione, senza requie”, sosteneva Starace con fare calmo. “Dopo pochi mesi l’organizzazione capisce, perché alla gente non piace soffrire. È facile (sorride)”. Seguivano gli applausi dalla platea dei manager del domani.

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