In alcuni casi non è chiara la causa di morte, in altri la “scoagulazione” dei pazienti deceduti era cominciata prima che prendesse servizio l’infermiera, in altri ancora non è dimostrato il nesso tra la somministrazione dell’eparina e la morte. In conclusione: “Gli elementi indiziari non sono connotati da gravità, precisione e concordanza”. E’ in fondo a pagina 5 la frase che assesta un colpo durissimo, forse letale, all’intera indagine della Procura livornese sulle morti sospette a Villamarina. Il Tribunale del riesame di Firenze, a un mese esatto dall’udienza in cui ordinò l’annullamento dell’ordinanza del gip Antonio Pirato e la restituzione della piena libertà all’infermiera Fausta Bonino, venerdì 20 ha depositato le motivazioni.

E’ Il Tirreno, che ha sempre seguito attentamente la vicenda, ha raccontare le 15 pagine in cui i giudici del riesame ricostruiscono e smantellano il quadro accusatorio in base al quale i carabinieri del Nas avevano arrestato l’infermiera, accusata di aver ucciso 13 pazienti dal gennaio 2014 al settembre 2015 con iniezioni di eparina. I giudici confutano tutto, compreso il movente.

Per gli investigatori “la somministrazione di eparina sarebbe sempre avvenuta nel turno pomeridiano e la Bonino effettua da sempre turni su 5 giorni rispetto ai 3 giorni dei suoi colleghi, non facendo le notti per problematiche di salute”. Inoltre, quando era in ferie o in malattia e dal momento del suo allontanamento dal reparto (ottobre 2015) non si sarebbero mai più verificate morti sospette.

Eppure, secondo il Riesame tutti questi indizi non sono né gravi, né precisi né concordanti. Comprese le intercettazioni che, anziché completare il quadro accusatorio, mostrano “un senso di impotenza, la sensazione di accerchiamento, la rabbia per essere stata sacrificata dalle colleghe e comunque non sono in alcun modo rilevanti posto che la Bonino era consapevole di essere intercettata”.

I giudici quindi esaminano caso per caso rilevando che molte morti sospette, in realtà, sono spiegabilissime a fronte delle patologie di cui soffrivano i pazienti. In altri casi viene contestato il valore indiziario di alcuni episodi che l’accusa aveva messo in relazione con le morti traendo da quelli ulteriori elementi a carico della Bonino: gli orari  di somministrazione e le dosi dell’eparina che sarebbe stata letale ai pazienti..

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