Per celebrare la sua “vittoria” di frontman  che da Palazzo Chigi ha capeggiato la crociata dell’astensione contro i soliti noti che “per motivi personali” si sono messi di traverso il presidente del Consiglio ha aspettato appena una manciata di minuti dalla chiusura delle urne, sufficiente a esultare per il quorum mancato e nemmeno sfiorato, come era fin troppo facile prevedere.
“La demagogia non paga, il vincitore non è il governo ma i lavoratori,” che per il presidente del Consiglio sarebbero lievitati a ben 11.000, “chi perde è chi ha scatenato uno scontro ideologico, una guerra civile” che paralizza il paese “più verde” d’Europa” e via con tutto il repertorio propagandistico scandito con una tensione che non si addice a chi rivendica una vittoria a tutto campo.

Il brindisi  -  Alle 23.20 Matteo Renzi parla in tv e brinda  al mancato quorum -  LaPresse

Ma tra i passaggi più esilaranti vale la pena di sottolineare la “sofferenza”  con cui un’alta carica dello stato che ha incitato all’astensione, tuttora sanzionabile quando provenga da un pubblico ufficiale, ha “rinunciato” a recarsi alle urne e la citazione connessa del toccante dialogo con il giovanissimo che gli si è rivolto per avere consiglio in merito al voto referendario.
Tra le uscite più spudorate, anche se è obiettivamente difficile stilare delle classifiche sulle enormità messe in fila a caldo dal leader dell’astensione in diretta da palazzo Chigi, l’invettiva contro “gli addetti ai lavori” che per pontificare “si sono barricati nei talk show” e hanno “preso in ostaggio” i social ed in particolare twitter, dove peraltro in pieno voto i suoi pretoriani con “il ciaone” di Carbone ridicolizzavano promotori e cittadini che non erano rimasti a casa.

E in perfetta coerenza con l’affondo del capo contro “la classe dirigente che invade il web e non ha capito che l’Italia è ben più grande dei social”, poche ore dopo il ministro Boschi twittava elettrizzata che  “questo governo è più forte dei sondaggi, dei talk e delle polemiche”. Naturalmente i numeri sono rimasti accuratamente fuori dall’ intervento senza precedenti nella storia repubblicana di un capo del governo ansioso di bruciare i tempi per demolire l’esito di un referendum che non lo rassicura e non lo incoraggia come si è precipitato a far credere.
I numeri dicono che i promotori di un referendum difficilissimo da far comprendere pienamente nel merito, e silenziato a lungo da quello stesso sistema informativo contro il quale il presidente del consiglio si è incredibilmente scagliato, non hanno vinto, semplicemente perché alle condizioni date il raggiungimento del quorum era molto più impossibile che improbabile.

I numeri e cioè quei 15 milioni e 800mila italiani che si sono presi la briga di cercare la scheda elettorale o di rinnovarla e di andare al seggio per esprimere con un chiarissimo 85,84%  Sì il loro dissenso ad una proroga infinita alle concessionarie, peraltro sanzionabile in sede europea per le concessioni già scadute, hanno fatto comprendere a Renzi che il referendum costituzionale di ottobre su cui, a parole, si gioca tutto potrebbe non essere una passeggiata. Quegli oltre 13 milioni di italiani che sono andati a votare e hanno votato Sì pur consapevoli della difficoltà se non dell’ impossibilità di raggiungere il quorum, e che non rappresentano né la “vecchia politica” né il “furore ideologico” di “una guerra civile” nei suoi confronti, sono ben di più degli elettori di Renzi alle europee, come è stato rilevato anche da molti esponenti della minoranza Pd e possono fare una discreta differenza in un referendum consultivo dove non è richiesto il quorum.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Referendum trivelle, Renzi esulta ma ci aspetta una sanzione da milioni di euro

prev
Articolo Successivo

Calderoli: “Parlamento? Vacche, lobby e leccaculo. Poteri forti stanno con Renzi. Agli M5s dico: studiate”

next