“Io credo a Manuel, alla sua onestà e alla sua sincerità. Se fosse stato fuori di testa me ne sarei accorta. Ora però devo accettare quello che è successo”. A un mese di distanza dall’intervista sul Messaggero in cui Valter Foffo rivendicava l’eterosessualità del figlio ManuelDaniela Pallotto, la madre del ragazzo, parla a La Repubblica. E si dice certa dell’innocenza del figlio, accusato insieme a Marco Prato di aver seviziato e assassinato il ventiduenne Luca Varani. Mentre i due presunti assassini continuano ad accusarsi a vicenda, Pallotto sostiene che il figlio abbia ricevuto “un certo tipo di educazione”. Che da lui si è sentita sempre protetta, che è un ragazzo “maturo e responsabile per l’età che ha” e che “se fosse stato fuori di testa me ne sarei accorta”.

“Tutto quello che ho sentito – dice la donna – mi sembra anomalo, impossibile. Dentro di me non riesco ancora a elaborare quello che è successo sopra la mia testa”. Sopra la sua testa in senso letterale: l’appartamento dove abita Pallotto si trova nello stesso stabile di Roma Est nel quale, al decimo piano, abitava il ventinovenne Foffo. E dove si è consumato il delitto. Ma, continua la donna, “non è vero” che il figlio sia sceso da lei a chiederle degli stracci per ripulire il sangue di Luca Varani. “Non mi ha chiesto niente – prosegue – i carabinieri non mi hanno ascoltata. Parlavano con il padre e non mi hanno prestato attenzione. A pulire casa di Manuel andavo sempre io, perché lui neanche ha i detersivi. Ma poi quando mi avrebbe chiesto gli stracci? Quel venerdì sono rimasta a casa fino alle 10.30. Ho rivisto mio figlio per andare al funerale di mio fratello. Se fosse stato davvero male non sarebbe venuto”. In quell’occasione, secondo le ricostruzioni, Manuel ha confessato al padre di aver commesso l’omicidio.

Ma alla madre non ha detto nulla, come conferma lei stessa. “Io non vado in giro a dire com’era Manuel in quelle ore. Non sono mai stata una mamma invadente. Ma ci sono sempre stata per lui. Ho una verità dentro di me che mi dice che quello che è accaduto è solo un’assurdità“. Neanche nei suoi recenti incontri in carcere con il figlio, racconta, la donna ha parlato con lui del delitto. “L’ho visto sofferente. Abbiamo parlato della sua infanzia”, precisa. E di Marc e di Luca non ha chiesto nulla: “Non li ho mai conosciuti. Non ho mai visto nessuno dei due. E poi, mi chiedo, cosa ci faceva un 22enne nell’appartamento di mio figlio? Manuel ne aveva 29 e frequentava suoi coetanei”. Lo stesso dice dei genitori della vittima, che non ha mai sentito né incontrato: “Non li conosco. Non so niente”. “Manuel – dice ancora la donna – nonostante tutti i problemi in famiglia, ha ricevuto un certo tipo di educazione. E la sua indole non cambia”. La donna, conclude, porta in carcere a Manuel vestiti nuovi e libri. Ma nessuna fotografia che lo ritrae con lei. “Al massimo quella di qualche bella ragazza“.

 

 

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