Lo stesso omicidio visto da due prospettive diametralmente opposte. Accomunate però da quel “crudele desiderio di malvagità” da appagare, che rende vani i tentativi di Marc Prato e Manuel Foffo di discolparsi, alleggerire la propria posizione, scaricare l’uno sull’altro le responsabilità avute nel massacro di Luca Varani. Il gip di Roma Riccardo Amoroso – nell’ordinanza con cui ha trasformato il fermo iniziale dei due in arresto – scrive che non può essere nient’altro che il “desiderio di malvagità” il movente della “fredda ideazione, pianificazione ed esecuzione di un omicidio efferato, preceduto da sevizie e torture“. Bisogna ripartire da qui, ma bisogna leggere anche i racconti di questi due figli della Roma bene. Perché, anche se divergono e quindi non permettono di contestare le aggravanti, raccontano molto su quei quattro giorni di cocaina, alcol e sesso nell’appartamento di Foffo in via Igino Giordani, al Collatino.

“Tacchi a spillo e smalto, voleva che fossi la sua bambolina”
Allora riavvolgiamo il nastro fino a quando Varani mette piede nella casa dove i suoi due futuri aguzzini sono rinchiusi. Varani viene contattato da Prato alle 7.12 del 4 marzo. Anche Varani, a cui i due hanno promesso 150 euro, inizia a sniffare. Marc Prato lo accoglie travestito da donna, con parrucca, smalto e tacchi a spillo. E’ vestito così da giorni. Perché? Secondo lui perché solo in questo modo Manuel, che non accetta la propria omosessualità, è disposto a fare sesso: “Voleva che fossi la sua bambolina“. Ed è proprio in questo momento che scatta nell’amico – dice Prato – il desiderio di uccidere. Foffo, Prato e Varani stanno avendo un rapporto a tre in bagno, in cui Manuel interviene – scrive il Corriere della Sera – “dopo aver leccato i tacchi a spillo ed essersi fatto camminare sul corpo partecipando all’eccitazione sessuale”. Racconta ancora il 29enne: “Manuel era come impazzito mi ha chiesto prima di versare un farmaco nel bicchiere di Luca e poi dopo che questo aveva cominciato a stare male mi ha chiesto di ucciderlo: ‘Questo stronzo deve morire’, urlava in preda a un improvviso e insensato odio e repulsione verso Varani”. Secondo Prato anche la ricerca di una preda era una fantasia di Foffo: “Voleva simulare uno stupro con un prostituto-maschio“. La scelta è caduta su Varani dopo che i due hanno setacciato tra i loro amici e hanno girato in macchina per le strade di Roma per trovare una “marchetta”.

La versione di Prato
Prato cerca di minimizzare il proprio ruolo descrivendosi come una vittima di Foffo e il padre Ledo in una lettera chiede di non “dare giudizi sommari”. “Ero infatuato di Manuel e ho cercato di assecondare la sua follia omicida, obbedendo in modo passivo alla sua richiesta di strozzarlo”. Marc ci prova a mani nude. Ma non riesce. Anche perché “Luca pareva voler combattere per rimanere in vita”. E’ in questo istante che interviene Foffo, sempre secondo quanto messo a verbale da Prato. “In preda a una furia bestiale inizia a colpirlo con il martello alla testa, adirandosi sempre di più per non riuscire, nonostante tutti i colpi a provocarne la morte e chiedendomi ripetutamente di aiutarlo”. Secondo quanto messo a verbale, Prato avrebbe provato pietà per la vittima: “Ho iniziato a pensare che Luca era ormai in fin di vita e sarebbe stato meglio aiutare Manuel a portare a termine la sua azione omicida per evitare che soffrisse ancora”.

Foffo: “Prato mi minacciava”
Nettamente in contrasto” il racconto di Foffo che ha ricordi “più frammentari”. Ribadisce di non essere attratto “dagli omosessuali e prima dell’arrivo di Luca, nei tre giorni trascorsi assieme, ho avuto con Marc solo un rapporto orale a causa dell’alcol e della droga che avevamo assunto”. Foffo non riesce a piegarsi il travestimento di Prato. Stando alle sue parole l’idea di uccidere qualcuno è “maturata già il giovedì durante l’uscita in macchina in cerca di una vittima che si sarebbe poi tacitamente concretizzata quasi come un accordo tra loro alla vista di Luca nella mattina di venerdì”, scrive il giudice. Nel nuovo interrogatorio che Foffo ha chiesto con il pm Francesco Scavo ha detto di sentirsi “minacciato da Prato“. Secondo i carabinieri, Varani sarebbe rimasto nelle mani dei suoi aguzzini per circa due ore prima di morire intorno alle 9.30 di venerdì 4 marzo.

Gip: “Killer privi di pietà”
Il gip ha confermato il carcere per i due perché entrambi sono persone pericolose: “Le modalità raccapriccianti della loro azione omicida, l’efferatezza delle sofferenze inferte alla vittima prima di ucciderla sono indice di personalità disturbate, prive di sentimenti di pietà, e come tali pericolose, e quindi anche in grado di ripetere condotte analoghe, tenuto conto dell’inquietante individuazione della vittima in apparenza scelta a caso e selezionata non è dato ancora sapere in base a quali sue caratteristiche personali correlate all’età, sesso, orientamento sessuale, ceto sociale o altro”. Inoltre non è possibile “fare affidamento sui loro sensi di colpa, peraltro neppure manifestati, in nome di una presunta occasionalità di condotte violente deliranti e di una loro eccezionalità rispetto a un’apparente normalità del loro consueto stile di vita”.

Testimone: “Mi hanno offerto cocaina”
Intanto i carabinieri continuano a cercare due persone che hanno incontrato Varani prima che arrivasse nell’appartamento di Foffo. Due persone che gli inquirenti vogliono ascoltare per ricostruire le ore che hanno preceduto il massacro. Si tratta di una donna, bionda sui 25 anni, e di un uomo che hanno incontrato Luca sul treno che da Viterbo arrivava a Roma. Gli inquirenti ascolteranno anche le altre persone che hanno frequentato la casa di Foffo nei giorni tra mercoledì e venerdì. In tutto sarebbero quattro, tra cui un soldato e uno spacciatore albanese. Una di loro (Alex Tiburtina, secondo LaPresse) si è presentata spontaneamente dai magistrati: “Appena sono entrato nell’appartamento di Foffo mi hanno offerto due volte un bicchiere con un superalcolico e poi anche cocaina, io ho rifiutato. Poi li ho sentiti dire ‘tanto con lui non dovevamo fare nulla‘”. Il 34enne romano, accompagnato dall’avvocato Gianluca Nicolini, ha spiegato di essere stato invitato a casa da Foffo intorno alle 5 del mattino del 3 marzo. In base al racconto dell’uomo, pugile dilettante, i due non erano travestiti da donna, ma ha notato comunque una parrucca nell’abitazione. Intorno alle 8,30 di mattina l’uomo sarebbe andato via. Il teste ha anche aggiunto di non aver avuto rapporti sessuali con gli arrestati.