“Con l’astensione al referendum, il Governo avrebbe voluto il silenzio tombale sulle politiche energetiche del Paese”. Ne è convinto il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano che lancia così la sfida al premier Matteo Renzi dopo che la direzionale nazionale del Pd ha invitato all’astensioneboicottando di fatto la consultazione del 17 aprile.

“Chiedo agli italiani di andare a votare perché è la prima volta che nove regioni italiane chiedono un referendum sullo sblocca Italia. Evidentemente questa legge non deve avere avuto un gran successo”, dice Emiliano – uno dei governatori firmatari della consultazione (sette sono del Pd) – a margine della presentazione romana del ‘BifEst’alla Casa del Cinema. Ma il presidente pugliese va oltre e invita a votare “se possibile ‘sì’ all’abrogazione della norma che consente ai petrolieri di sfruttare i giacimenti senza limiti e senza controlli”. “Noi – prosegue – vorremmo che la fase finale dello sfruttamento dei pozzi petroliferi fosse controllata, come era stata controllata dalla legge precedentemente in vigore, la 9 del ’91, che non aveva fatto licenziare nessuno, non aveva creato nessun problema e quindi è bene che torni in vigore. Una legge che peraltro consente alle regioni di dire una parola al governo sulle modalità attraverso le quali si deve decidere se un pozzo deve proseguire la sua vita o deve essere chiuso. Niente di drammatico, nessuna bugia, nessun licenziamento soprattutto – avverte – perché questa roba non si dice durante un referendum”.

Emiliano chiede “soprattutto partecipazione, perché se andiamo a votare i cittadini avranno la possibilità di informarsi sulle politiche energetiche del Paese. Ho l’impressione che il Governo avrebbe voluto invece il silenzio tombale. Il referendum è un luogo nel quale si può anche preparare una nuova legge per il futuro, non è una sentenza capitale, ma un prodromo del futuro di questo Paese che non potrà realizzarsi senza democrazia e senza partecipazione”.

Forza Italia pugliese intanto approfitta dello scontro interno al Pd. L’affondo arriva dal coordinatore regionale, Luigi Vitali, che si chiede se “alla fine” il Pd in Puglia “farà come dice Renzi o come dice Emiliano: il nostro no alle trivelle è convinto – aggiunge – perché è un no a deturpare il nostro territorio e un no alle politiche di Renzi”. “A differenza del Partito democratico, che a Roma e a Bari dice cose diverse – continua Vitali – noi non abbiamo nessun imbarazzo” nel promuovere il “sì convinto” al referendum sulla durata delle concessioni petrolifere.

Oltre alla Conferenza episcopale italiana, che invita a “discutere con i fedeli”  partendo dall’enciclica ‘green’ Laudato si’ di Papa Francesco, anche Romano Prodi interviene nel dibattito nazionale sul referendum trivelle, definito “un suicidio nazionale”. “E’ un tema importantissimo – afferma l’ex presidente del Consiglio ad Affariitaliani.it – Ci ho riflettuto bene e devo dire che mi sono sempre schierato sull’assoluta necessità di avere, ovviamente nella massima sicurezza, una produzione nazionale, come hanno tutti i Paesi. E’ assolutamente necessario anche attrarre gli investimenti esteri, come accade in tutte le nazioni del mondo, certamente, come detto, garantendo la massima sicurezza. Se non lo facciamo noi nello stesso mare lo fanno altri. Poi, sul caso specifico della consultazione referendaria, rifletterò bene quando torno in Italia”. Riguardo alle polemiche nel Partito democratico, Prodi afferma: “Non ho visto niente di tutto questo e non posso commentare”. Su un punto il padre dell’Ulivo non ha alcun dubbio: “Se dovessi votare voterei certamente per mantenere gli investimenti fatti, su questo non ho alcun dubbio anche perché è un suicidio nazionale quello che stiamo facendo. Quindi – conclude – se voto al referendum voto no“.

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