Renzi 675

C’è una cosa, dell’imitazione della senatrice Taverna fatta dal Presidente del Consiglio Renzi, che mi fa molto ridere. Una sola, ma c’è. Il fatto che un tizio goffo e puntualmente improbabile come Renzi viva così circondato da servi e yesman da non rendersi conto che lui, in qualsiasi mondo possibile tranne questo, non potrebbe prendere in giro nessuno: per il semplice fatto che nessuno è più caricaturale di lui.

Gli hanno creato una realtà (e degli specchi) così ad personam da non sapere neanche più la faccia che ha: la voce che ha, il fisico che ha, il lessico che ha. Da non ricordare l’inglese che ha, lo spagnolo che ha, il Borges che (non) ha. Da ignorare il passato che ha, i cappotti che ha, i calzini che ha. Le tute mimetiche, i Verdini, i De Luca. Gli schiaffi che prendeva a Rignano, le frustate nel culetto da Ceccherini (e non solo Ceccherini), i continui sfottò a scuola (e non solo a scuola).

Ieri avevamo Brunetta uscito da quel noto brano di De André, oggi abbiamo un tizio qualsiasi uscito da Tapparella di Elio: si peggiora anche nella musica. Renzi che prende in giro un altro, qualsiasi altro, con la solita claque puntuale che sghignazza per omaggiare il Capo, è forse il cortocircuito totale del paese Italia: il più caricaturale di tutti che fa la caricatura di un altro. Come Blissett che sfotte un altro per i gol sbagliati, come Jimmy Il Fenomeno che si convince di meritare l’Oscar, come Mister Bean che si dimentica d’essere un fagiolo. Renzi che fa il figo è come la Gegia che fa la sexy. Se non fosse tutto mediamente tragico, ci sarebbe da ridere – tanto – per poi dirgli: “O bischero, smetti di fare il grullo e torna a casa dalla mamma, dai, che qua al bar ci divertiamo anche senza di te”. Ecco: qualche amico, prima o poi, glielo dica. Per il bene di Renzi, ma più che altro del Paese.

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