Sei condanne a pene tra i due e i sei anni e quattro mesi. È quanto ha deciso il gup di Palermo, Angela Gerardi, gli imputati che rispondevano del reato di traffico di essere umani. Si tratta della prima sentenza italiana che riconosce l’esistenza di un’organizzazione che gestiva il traffico dei migranti. Il processo, celebrato in abbreviato, nasce da un’indagine coordinata dal procuratore aggiunto di Palermo, Maurizio Scalia, e dai pm Gery Ferrara e Claudio Camilleri.

I sei imputati, in carcere dal 2014, sono tutti eritrei. Sono la cellula dell’organizzazione che gestiva la permanenza in Italia dei migranti giunti dalla Libia e il loro trasferimento eventuale in altri Paesi europei. Sul banco degli imputati, che rispondono di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, anche il primo pentito tra i trafficanti di esseri umani, Nuredin Atta, condannato a 5 anni, al quale il gup ha riconosciuto la speciale attenuante prevista per i collaboratori di giustizia.

A 4 anni è stato condannato Tesfahiweit Woldu, a 6 anni e 4 mesi Samuel Weldemicael, a 6 Mohammed Salih, a 2 Yared Afwerke, a 2 e 4 mesi Matywos Melles. Assenti sul banco degli imputati, perché irreperibili – il processo a loro carico è sospeso – i capi dell’organizzazione tra cui l’imprendibile Ermis Ghermay, che si nasconderebbe in Libia. Proprio per la mancanza dei tre il gup ha escluso l’aggravante della transnazionalità, ma ha riconosciuto l’esistenza dell’organizzazione. Il processo nasce dall’inchiesta denominata Glauco che ebbe l’input dopo il naufragio del 3 ottobre del 2013 davanti alle coste di Lampedusa in cui persero la vita 366 migranti. I superstiti raccontarono i loro viaggi e diedero agli investigatori gli elementi per risalire ai capi e ai gregari della banda di trafficanti.

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