Il lavoro che uccide, ancora ad Andria, ancora a Monte Faraone. L’ultima vittima è stata ritrovata la mattina di mercoledì 3 febbraio, nella tenda in cui viveva insieme a circa un centinaio di altri braccianti, occupando abusivamente ma stabilmente una tendopoli nella periferia della città. Una comunità costituita in massima parte da immigrati, quasi tutti uomini, occupati nel lavoro stagionale tra settembre e febbraio. L’uomo, riporta La Repubblica Bari, si chiamava Talla Seck ed era un senegalese di 56 anni: a ucciderlo sono state le esalazioni di monossido di carbonio sprigionate dal braciere artigianale che Talla e i suoi compagni utilizzavano per scaldarsi. Ad accorgersi del fatto il compagno di lavoro che dormiva con lui e che si è miracolosamente salvato e che adesso è ricoverato al Policlinico di Bari.

Non si tratta del primo caso del genere nella zona: nelle stesse campagne nel 2007 era morto per assideramento un cittadino marocchino di 39 anni, mentre nell’agosto del 2015 ha perso la vita Paola Clemente, bracciante italiana di 49 anni. In occasione di quella morte il ministro Martina aveva definito il caporalato in agricoltura “un fenomeno da combattere come la mafia”.

 

 

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