Dopo la causa civile di Washington, che potrebbe costare al gruppo decine di miliardi di dollari di multa, Volkswagen chiede ufficialmente scusa agli Stati Uniti. E, nel tentativo di distendere i rapporti con le autorità statunitensi, promette investimenti addizionali per 900 milioni di dollari e la creazione di 2mila posti di lavoro nel Paese. ”Sappiamo di aver deluso i nostri clienti e le autorità americane, chiedo scusa per quello che è andato storto”, ha detto l’amministratore delegato Matthias Mueller ai giornalisti alla vigilia del Salone dell’auto di Detroit. “Siamo impegnati a fare le cose bene”.

Poi il manager, che giovedì incontrerà la numero uno della Us Environmental Protection Agency Gina McCarthy a cui intende proporre di mettere a norma le 430mila auto risultate truccate per superare i test delle emissioni, ha rilanciato sugli investimenti rivendicando che “gli Stati Uniti sono un mercato chiave” e anticipando appunto di voler mettere sul piatto 900 milioni di dollari in più nella fabbrica di Chattanooga dove sarà prodotto un nuovo suv di media grandezza. Una decisione che “creerà approssimativamente 2mila posti di lavoro”.

Intanto da Bruxelles arrivano notizie più positive: fonti consultate dall’agenzia Reuters hanno riferito che è improbabile che Volkswagen rischi in Europa multe dell’entità di quelle che dovrebbero arrivare dagli Stati Uniti, nonostante 8,5 milioni di veicoli sugli 11 milioni che montano il sotware capace di manipolare le emissioni inquinanti circolino proprio nel Vecchio Continente. Secondo Lucas Bergkamp, partner dello studio legale Hunton and Williams di Bruxelles, “in generale quando le aziende sono già in gravi difficoltà a causa di una crisi, i governi europei tendono a essere comprensivi e non necessariamente chiedono l’imposizione di tutte le sanzioni possibili”. Nelle prossime settimane sono attese proposte della Commissione europea per un nuovo regime sanzionatorio per le emissioni inquinanti eccessive delle auto, stretta che comunque potrebbe essere efficace a partire dal prossimo decennio.

Alcuni membri del Parlamento europeo e attivisti ambientali vorrebbero introdurre anche a livello Ue un’autorità indipendente, in linea con l’Epa statunitense. La portavoce Lucia Caudet non ha del tutto escluso l’istituzione di un organismo del genere, ma ha specificato che ci sono altri modi per migliorare i controlli. “Tutte le opzioni sono sul tavolo, ma una maggiore vigilanza può essere raggiunta senza la necessità di un’altra agenzia Ue”, ha detto.

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