Estradizione negata per due dei cinque anarchici greci arrestati lo scorso 12 novembre in patria e accusati di devastazione, incendio, resistenza a pubblico ufficiale aggravata e travisamento per i disordini del 1° maggio scorso durante la manifestazione “No Expo”. Il ministero della Giustizia greco – secondo quanto emerge dalla procura di Milano – sostiene di non aver avuto le rassicurazioni necessarie sulla disponibilità dell’Italia a far scontare l’eventuale pena definitiva degli indagati in Grecia. A questo si aggiunge che in Grecia non esiste il reato di devastazione e saccheggio che in Italia, invece, prevede pene fino a 15 anni. Tuttavia le motivazioni ufficiali del provvedimento saranno rese note solo nei prossimi giorni.

Nell’ambito dell’inchiesta condotta dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e dal pm Piero Basilone, gli arresti degli anarchici greci furono disposti dal gip di Milano Donatella Banci Buonamici. Il tribunale di Atene aveva concesso loro la scarcerazione, disponendo l’obbligo di firma: ma ora è caduta anche questa restrizione. Tra i greci accusati di aver fatto parte del blocco nero c’è anche Alexandros Kouros, secondo la Digos il più pericoloso e il più attivo del gruppo negli incendi e nelle devastazioni ma la sua posizione verrà discussa lunedì 11 gennaio. Le richieste di estradizione tra i paesi dell’Ue sono previste dalle normative del Mae, il mandato di arresto europeo ed è molto raro che vengano negate.

Nell’ambito della stessa inchiesta a novembre furono arrestati anche quattro italiani, tutti milanesi tra i 25 e i 30 anni: sono Andrea Casieri, Alessio Dell’Acqua, Edoardo Algordi e Nicolò Ripani. Questi ultimi due, il 10 dicembre scorso, sono stati scarcerati e messi ai domiciliari su decisione del Tribunale del Riesame.

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