Secondo il canale televisivo albanese Top Channel, citato da Giulio Pasqui su TvBlog.it, Francesco Becchetti, l’imprenditore italiano che proprio in Albania aveva fondato Agon Channel, è stato fermato pochi giorni fa a Londra dalla polizia inglese, che ha eseguito il mandato di cattura internazionale emanato qualche mese fa dalla procura di Tirana.

L’uomo che meno di un anno fa aveva lanciato, con tanto di gala infarcito di star a Milano (ospite d’onore Nicole Kidman), la prima tv italiana delocalizzata all’estero, non si trova in carcere, ma è stato lasciato in libertà con l’obbligo, dice ancora Top Channel, “di essere estradato in Albania entro il 15 di dicembre”.

Nel giugno scorso, la procura di Tirana aveva emesso un ordine di cattura nei suoi confronti con l’accusa di “falso in documentazione” e “riciclaggio di denaro”. La stessa accusa che era scattata anche nei confronti di Liliana Condomitti, la madre dell’imprenditore, di Mauro De Renzis e Erjona Troplini, due suoi collaboratori. Proprio quest’ultima, cittadina albanese, era stata l’unica a essere arrestata assieme a una dipendente di una banca di Tirana che avrebbe facilitato le transazioni sospette di Becchetti.

Lo stesso provvedimento di giugno, inoltre, prevedeva il sequestro del pacchetto azionario di Becchetti in cinque società registrate in Albania, tra cui Agon Channel, il canale televisivo che solo pochi mesi fa aveva attirato a Tirana un nutrito gruppo di star della tv italiana, da Pupo a Simona Ventura, da Sabrina Ferilli e Maddalena Corvaglia ad Antonio Caprarica.

I fatti contestati, che Becchetti ha sempre bollato come un complotto politico ordito dal Partito socialista del premier Edi Rama, riguardavano l’attività nel settore energetico, con particolare riferimento alla costruzione di una delle più grandi centrali idroelettriche del paese balcanico. Riciclaggio ed evasione fiscale, per un totale di centinaia milione di euro, che secondo gli inquirenti sarebbero stati investiti proprio nelle società con sede in Albania.

Ma i problemi di Becchetti, prima che giudiziari, erano stati di natura prettamente televisiva. L’avventura di Agon Channel, che puntava all’1% di share nel giro di pochi mesi, si è rivelata un fallimento. Nonostante i tanti soldi investiti nell’ingaggio dei divi del piccolo schermo, il pubblico italiano ha ignorato fin dal primo giorno il canale nuovo di zecca “made in Albania”. E piano piano erano arrivate anche le prime clamorose defezioni, con tanto di polemiche. Il primo era stato Antonio Caprarica, giornalista di lungo corso e corrispondente storico della Rai da Londra. Caprarica era il direttore del telegiornale di Agon, fino a quando, a sole due settimane dall’inizio dell’avventura, si era dimesso in polemica con le condizioni di lavoro: “Mi hanno promesso sul contratto una struttura rispondente agli standard internazionali e mi sono ritrovato a montare i servizi nei container, con una redazione di 9 persone che doveva realizzare tutti i tg, due ore di programma del mattino e un’ora di approfondimento serale. Più che la tv del futuro è la tv delle repliche”. Becchetti aveva risposto con sufficienza, accusando Caprarica di pretendere benefit da pascià e affidando le news a Giancarlo Padovan, che fino ad allora gestiva lo sport.

Nei mesi successivi, visto il disinteresse generale nel quale Agon continuava a trasmettere le sue trasmissioni (con standard qualitativi e tecnici al di sotto dei competitor italiani), i divi sono andati via uno a uno, alla spicciolata e senza fare troppo rumore, una volta conclusa la serie di programmi per cui avevano firmato. Pupo, Ferilli, Ventura, tutti di ritorno sul suolo patrio. Televisivamente fallimentare, l’esperienza di Agon si stava trasformando in un enorme caso giudiziario. Solo qualche settimana fa, la procura di Tirana aveva ordinato l’oscuramento del canale (che nel frattempo mandava in onda repliche dopo repliche), decretando di fatto la morte del progetto. Da Roma, però, Agon continuava a trasmettere (e lo fa anche in questo momento) uno speciale su un dossier riservato dell’OSCE che mette in cattiva luce proprio Rama e gli uomini del Partito Socialista al potere in Albania.

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