Non una risposta univoca, ma valutazioni caso per caso. E’ quanto previsto all’interno del documento finale del Sinodo dei Vescovi per la questione della comunione ai divorziati risposati. Un tema che, come sottolineato dal cardinale Christoph Schonborn, è stato trattato “in obliquo, vale a dire che darà criteri fondamentali per il discernimento delle situazioni”. “Il punto più importante – ha detto l’arcivescovo di Vienna – non sarà un sì o un no: posta così sarebbe una falsa questione perché i casi sono diversi. Si tratterà di discernere le situazioni e accompagnarle secondo le esigenze. Il documento finale, dunque, darà criteri non solo per l’accesso a sacramenti ma soprattutto per accompagnamento le casistiche irregolari” come quella, appunto, dei divorziati risposati.

Il testo è composto di 94 punti che saranno votati uno per uno dalla assemblea che si riunisce a partire dalle 16. La Relatio finalis, invece, è stata approvata alla unanimità dalla Commissione incaricata di stilarlo: tutti d’accordo, quindi, senza riserve. “Questo è un messaggio molto significativo” ha detto il presidente della Commissione, cardinal Erdo, secondo quanto ha riferito padre Federico Lombardi ai giornalisti.

Nel corso del briefing sul Sinodo, però, Christoph Schonborn ha sottolineato anche altre questioni. “La famiglia è quella composta da un uomo e da una donna e dalla loro vita insieme, fedele e aperta alla vita” ha ribadito il porporato, il quale sulle unioni gay ha risposto che “ogni persona merita il rispetto che si deve ad ogni situazione, anche se secondo la dottrina della Bibbia certi comportamenti sono visti in un modo differente da molte persone di oggi”. Il tema dell’omosessualità, però, a sentire il cardinale è stato affrontato solo in parte: “Non troverete molto, certi saranno delusi. La questione è toccata sotto l’aspetto della famiglia – ha annunciato – Se facciamo esperienza di un fratello, una sorella, uno zio, una persona che è omosessuale, come gestire questa situazione da cristiano“.

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