Anche questa è finita. Cosa rimarrà della fagocitante Fashion Week milanese, del correre qui, dello scapicollarsi là? Faccio poco caso ai vestiti, che noia. Mi soffermo sui contorni, sul frou frou di sottofondo. Quali sono, comunque, i top tips che rimarranno impressi: il coconing, l’abito a bozzolo (praticamente immettibile) della vivace stilista spagnola Agatha Ruiz De La Prada o il giap style di sua maestà Miuccia Prada (“Bisogna guardare lei, per capire dove vanno le nuove tendenze”, mi sussurra la fashion editor Antonella Matarrese, una che se ne intende davvero).

Il cincillà priceless di Carlo Tivioli (che ha festeggiato in passerella i suoi primi 80 anni e 60 di attività. Auguri, maestro). O la parete d’orchidee, comprese di radici penzolanti, praticamente un giardino in verticale (bellissimo) del Four Season, set naturale per presentare il bauletto della storica griffe fiorentina “Bianchi e Nardi” (1946), pitonato, effetto tropical rain forest. Philipp Plein fa parlare più i suoi eventi che i suoi abiti. E ha voluto un party post-sfilata per 800 persone in stile Blade Runner con androidi e luci metalliche: sul palco un robot suonava la batteria mentre Courtney Love faceva rock maledetto. Oppure le cinquanta sfumature dell’aurora dalle dita rosa (come scriveva Omero) trasferite su nuvola di chiffon nel giardino incantato di tableaux vivants di Luisa Beccaria e Lucilla Bonaccorsi (tale e quale alla madre, stesso occhio blu, stesso talento). 

Testimonial per caso. E’ da un po’ che tengo d’occhio il total look di Agnese Renzi, la sua trasformazione da timido anatroccolo a cigno elegante. Prima si eclissava o stava dieci passi dietro l’ingombrante marito, adesso è uscita dal cono d’ ombra e gioca più a fare la first lady. Con il ricciolo lasciato indomito si lascia plasmare dal suo stilista di riferimento Ermanno Scervino: top morbido in raso verde mela all’incontro di Rimini con Rula Ghani, first lady afgana. Giallo tenue smanicato per far risaltare braccia toniche e collo alla Modigliani mentre si reca alle urne, bianco tricoter con mezza manichina (mentre tira fuori la linguetta. Ma è stato solo un impietoso click) a Expo con Michelle Obama. Motivi floreali da cherry blossom (fioritura dei ciliegi) per la visita ufficiale in Giappone. Ammiccanti trasparenze di pizzo color prugna sfoggiate all’inaugurazione della nuova boutique Ermanno Scervino in via della Spiga.

Ho avuto un’apparizione. Bella, anzi bellissima. E non se la tira molto. Incrocio Bianca Brandolini d’Adda mentre sta per entrare nella suite blindatissima del Park Hyatt. Veronica Carminati, di solito fa comunicazione. Adesso, invece, è stata messa a regolare il flusso umano di presenze. Si entra rigorosamente due alla volta. L’attesa già crea l’evento. Presentazioni: Daniela Villegas, artigiana del gioiello, una globettrotter d’origine messicana che vive a Los Angeles, di ritorno dal Perù che le ha ispirato la sua ultima e preziosa Capsule Perù Collection, fatta di scarabei, aculei di porcospino e altri insetti nobilitati ad amuleti scaccia malocchio secondo la tradizione Inca. La stilosa Bianca, anche lei stilista per caso (di scarpe o costumi, non ricordo), di Daniela si dichiara la sua musa.

La coreana Kia punta su volti più noti del web. Quelli che hanno un pedigree con migliaia e migliaia di followers.  Prendi un fashion blogger come Lorenzo De Caro, influencer (adesso si dice così, oh yes) dello street style, che viene scorrazzato da una sfilata all’altra. In cambio lui prende la fiammante Kia Soul Elettric Car (un ibrido ecologico poco inquinante) e la twitta, la snapchatta, la feisbucca, la instagramma e si selfizza. Che tradotto in click vuol dire pubblicità virtuale (mica tanto) a basso costo sui social network che Lorenzo, prossimo alla laurea in Scienze della Comunicazione, chiama i “nuovi mezzi di persuasione di massa”. Per l’occorrenza la Kia si trasforma anche in guardaroba su quattro ruote visto che a ogni sfilata Lorenzo deve cambiare look (“Non posso mica andare da Scervino, vestito Prada? Pare brutto”). Giammai.

Twitter@januariapiromal

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