“Grasso? Lo aspettiamo in Aula. In mano non ha nessun cerino, ma solo la Costituzione e il regolamento”. La sfida al presidente del Senato nel giorno in cui l’Aula inizia la discussione sulle Riforme la annuncia il ministro Maria Elena Boschi in un’intervista al Corriere della Sera. Spetta infatti alla seconda carica dello Stato decidere se ammettere gli emendamenti all’articolo 2 che chiedono l’elettività diretta dei senatori oppure no: la presidente della commissione Anna Finocchiaro li ha dichiarati inammissibili secondo il regolamento e una decisione diversa rappresenterebbe un problema politico con lo stesso partito che ha eletto Grasso. Ma soprattutto ad aspettare la decisione è la minoranza Pd che ha presentato quelle richieste di modifica e aspetta il responso per valutare le prossime mosse.

Dal governo sul punto continuano a non esserci aperture. “Se Grasso riapre le votazioni su tutto l’articolo 2”, avrebbe detto il presidente del Consiglio Matteo Renzi in un retroscena de la Stampa, “allora si rimette tutto in gioco e ogni modifica è possibile, pure quella di abolire il Senato del tutto”. Un’idea che sembrerebbe tutt’altro che strampalata e che sarebbe stata argomentata da fedelissimi del leader Pd con la trasformazione in “Museo delle Istituzioni della Repubblica“. La ricostruzione è stata poi smentita da Palazzo Chigi: “Frase volgare e assurda che Renzi non ha pronunciato né pensato o riferito”.

Intanto con l’approvazione del calendario da parte della maggioranza, l’esecutivo è più tranquillo sulla tenuta. “Io non sono per nulla in ansia, non sono preoccupata per i numeri”, ha continuato la Boschi. “Ha vinto l’Italia e non c’è nessun rischio. Se avessimo avuto paura avremmo cercato di fare melina, invece di chiedere una accelerazione sui tempi per andare direttamente in aula. Si era creata in commissione una fase di impasse. Calderoli, con i suoi 500mila emendamenti, ha fatto spendere un sacco di soldi al Senato e poi, dieci minuti prima della capigruppo, li ha ritirati, tanto per dare il senso di quanto fossero importanti. E comunque ne restavano 3.150”, ha proseguito Boschi.

“Abbiamo l’esigenza di rispettare la data del 15 ottobre”, ha concluso la Boschi, “perché poi dobbiamo presentare la legge di Stabilità. L’Europa ci riconosce spazi finanziari di flessibilità se in cambio facciamo le riforme. La sola clausola delle riforme vale qualcosa come otto miliardi da spendere. E poi quale fretta? Sono 70 anni che stiamo aspettando la fine del bicameralismo paritario”.

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