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Bilardi, sì all’arresto dell’esponente Ncd in giunta del Senato. Ok da Pd e M5s

Il centrodestra vota contro e accusa: "La senatrice Fucksia intimidita dagli altri componenti dei Cinque Stelle". Assenti due democratici (Pagliari e Moscardelli) che avevano già espresso la loro contrarietà alla misura cautelare
Bilardi, sì all’arresto dell’esponente Ncd in giunta del Senato. Ok da Pd e M5s
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La Giunta per le immunità del Senato dice sì agli arresti domiciliari per Giovanni Bilardi coinvolto nell’inchiesta sulle spese pazze nella Regione Calabria. A favore Partito democratico e Movimento Cinque Stelle. Contrario l’intero centrodestra più Enrico Buemi (Psi, eletto con il Pd). Determinante il voto di Serenella Fucksia (M5s) che però – secondo Ncd, Fi e Psi – “sarebbe stata coartata e intimidita” dagli altri componenti del gruppo. La richiesta dell’applicazione di una misura cautelare era stata avanzata dal gip di Reggio Calabria nell’ambito di un’inchiesta sui fondi ai partiti in Regione. E’ finita 9 a 7 in una seduta che ha registrato anche la defezione di due parlamentari del Pd, Giorgio Pagliari e Claudio Moscardelli, che avevano già anticipato la loro contrarietà all’arresto.

Proprio Buemi all’Adnkronos riferisce di un incidente che avrà ripercussioni in Aula. “Nel Movimento Cinque Stelle – dice – c’è stato un atteggiamento intimidatorio del senatore Giarrusso nei confronti della senatrice Serenella Fucksia, che evidentemente non era convinta della linea del gruppo. Ho sentito distintamente delle frasi e porrò domani in aula la questione al presidente del Senato Pietro Grasso”. Secondo quanto emerso finora la Fucksia non era convinta del sì, che invece ha espresso dopo una sospensione della seduta chiesta dal vicecapogruppo in commissione del M5s, Michele Giarrusso.

Ora manca il voto in Aula che sarà calendarizzato la prossima settimana prima dell’eventuale via libera all’esecuzione della misura nei confronti del principale indagato dell’inchiesta “Erga omnes”, condotta dalla Guardia di Finanza di Reggio Calabria e coordinata dal procuratore Federico Cafiero De Raho e dal pm Matteo Centini.

C’è ancora il rischio, quindi, che dopo aver salvato Antonio Azzolini (altro senatore di Ncd), il Parlamento possa fare lo stesso con Bilardi accusato della gestione “allegra” dei fondi destinati dal Consiglio regionale della Calabria al gruppo “Scopelliti presidente”. In sostanza, secondo gli inquirenti, il senatore calabrese avrebbe utilizzato 357mila euro di soldi pubblici per scopi personali: pasti, regali, televisori, viaggi e iPad. Tutto, naturalmente, rimborsato dalla Regione. Nella stessa inchiesta sono finiti ai domiciliari anche l’assessore regionale del Pd Nino De Gaetano e l’ex consigliere regionale di Forza Italia (poi Ncd) Luigi Fedele. Altri cinque, tra cui l’ex vicepresidente della Regione Nicola Adamo (del Pd e marito della parlamentare democratica Enza Bruno Bossio), hanno invece il divieto di dimora in Calabria.

Tutte le misure cautelari sono state confermate dal tribunale del Riesame di Reggio Calabriia che ha stigmatizzato l’atteggiamento del senatore durante l’interrogatorio sostenuto davanti al pm. “Bilardi – scrive il giudice Filippo Leonardo – è incapace di offrire una giustificazione sostanziale per le ingenti spese effettuate in proprio e quale capogruppo per iniziative personali o legate all’attività partitica ed in quanto tali non rientranti nelle spese che possono essere affrontate con i contributi della Regione Calabria”. Per il Riesame sussistono ancora pericolo di fuga e di reiterazione del reato: “Bilardi, in sede di interrogatorio, ha reso innumerevoli dichiarazioni mendaci, nel goffo tentativo di giustificare le proprie condotte illecite. Conserva pur sempre la possibilità di accedere ad erogazione pubbliche attraverso richieste truffaldine”.

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