Politici, imprenditori, faccendieri e tanti tanti soldi.  Salvatore Buzzi, una delle figure di spicco di Mafia capitale e numero uno delle coop a Roma, ha iniziato a parlare: e davanti ai pm romani ha ricostruito il giro di mazzette con cui si assicurava le commesse. Interrogato nel carcere in Sardegna dal procuratore aggiunto Michele Prestipino, l’ex capo della Cooperativa 29 giugno elenca fatti, nomi e circostanze ammettendo però “che molte cose gli sono state raccontate da Luca Odevaine“. Anche l’ex vicecapo di gabinetto di Walter Veltroni ha iniziato a rispondere ai magistrati, ma i suoi verbali sono segretati: ad assistere Odevaine, è l’avvocato Luca Petrucci, ex presidente dell’istituto autonomo case popolari, difensore storico di Luigi Lusi e Piero Marrazzo.

E mentre si aspetta di capire cosa ha messo a verbale Odevaine, Buzzi racconta ai pm dei rapporti con l’attuale giunta capitolina, e delle differenze tra l’amministrazione di Ignazio Marino e Gianni Alemanno. “Con Alemanno comandavano gli assessori, con Marino i dirigenti dei dipartimenti – dice l’uomo delle coop – Nell’anomalia del Comune di Roma i 78 milioni di euro con Marino li decisero in maniera vaga addirittura senza appalto, quindi c’abbiamo questi meccanismi, capito? Cioè io le vorrei dire una cosa che sembra banale, i vuoti si riempiono, quindi se io non mi occupo delle cose il mio posto viene preso sicuramente da qualcun altro, quindi qual era il nostro problema quotidiano tutti i giorni? Era sbattersi tra la politica e tra i dirigenti, passà sui corridoi, assumere persone”.

Durante i suoi interrogatori, Buzzi tira in ballo anche Nicola Zingaretti, il presidente della regione Lazio citato nella vicenda del maxi appalto per il Recup, il centro di prenotazione unico della sanità laziale, vicenda in cui compare anche un altro indagato: l’ex capo di gabinetto del governatore, Maurizio Venafro. Secondo l’uomo di Mafia capitale, Zingaretti avrebbe fatto un patto con il leader di Forza Italia Luca Gramazio. “Gramazio – mette a verbale Buzzi – va da Zingaretti e gli dice: guarda, l’opposizione sono io non è Storace, che c’ha un solo consigliere, e quindi l’accordo diventa Zingaretti-Gramazio. Praticamente Zingaretti dice: Non ti preoccupare, fai questa cosa con Venafro, ci penso io con Venafro. Da quel momento in poi si parla solo con Venafro. Fatto l’accordo politico a monte col presidente poi parli col capo di gabinetto. Gramazio per essere sicuro che l’accordo fosse rispettato chiede che gli venga inserito un membro in commissione, perché era una gara da 90 milioni di euro”.

Buzzi, inoltre, indica in Peppe Cionci, “l’uomo di Zingaretti”, come “la persona dei soldi“. “Se uno deve fare una campagna elettorale – racconta Buzzi – e se deve dare i soldi al comitato di Zingaretti si rivolge a Cionci, se devi dare i soldi a Marino, ti rivolgi a Cionci, tutti a Cionci. È un uomo abbastanza conosciuto a Roma”. Il braccio destro di Massimo Carminati racconta anche della vicenda legata all’acquisto della sede della Provincia. Buzzi, riportano alcuni quotidiani in edicola oggi, specifica di non avere conoscenza diretta della vicenda “non gli so dire tutti i passaggi, glieli dico così”. “La sede della Provincia fu comprata da Parnasi con contratto di acquisto praticamente prima ancora di costruì l’immobile. Quindi viene bandita la gara, vince Parnasi, si incazza tanto con Caltagirone, tant’è vero che il Messaggero fa campagna per giorni e giorni su questa storia, perché ovviamente Caltagirone se perde un metro cubo si arrabbia e anche perché Parnasi facendo questa operazione si salva dal fallimento. Operazione che vale 180 milioni di euro”.

Immediata la replica di Zingaretti: “Da Buzzi arriva solo fango per colpire il nostro buon governo”. “Fino ad oggi – precisa il governatore – ho preferito parlare il minimo possibile, confido e sono certo che i magistrati sapranno fare luce su queste dichiarazioni calunniose per cui ho già querelato Buzzi. Oggi però, ho deciso che avrei dovuto rispondere, reagire al fango che mi è stato gettato addosso”, contrattacca Zingaretti con un lungo post su Facebook, parlando dei racconti fatti da Buzzi ai magistrati, “fatti in cui lui non è coinvolto direttamente ma che gli vengono raccontati da terze persone. Insomma lui stesso ammette che si potrebbe trattare di cialtronerie, di chiacchiericcio, di falsità. Siamo alla delazione per sentito dire”. Riguardo gli appalti, “non esistono e non sono mai esistite spartizioni di nessun tipo. Non lo dico io ma lo dicono i fatti: in due anni e mezzo di presidenza della Regione con oltre 4 miliardi di bandi assegnati, le cooperative legate a Mafia capitale non hanno preso un centesimo”.

In riferimento alle accuse sulla nuova sede della Provincia, il governatore scrive: “La Provincia di Roma non comprò nessun palazzo prima che venisse costruito. Compito della mia amministrazione, insediatasi nel maggio 2008, fu quello di portare a termine una operazione avviata nel 2005 dalla precedente amministrazione”.

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