Lei, ragazza di 20 anni residente nel Ravennate, ha scritto alla parrocchia per chiedere di essere sbattezzata. Lui, don Maurizio Ardini, parroco di San Bernardino di Lugo, ha pubblicato quella richiesta sul giornalino parrocchiale, cogliendo l’occasione per ironizzare “su questa nuova diavoleria che il gruppo di atei, l’Uaar, propone ai giovani come te, i quali, nonostante la maggiore età non hanno capito bene il dono ricevuto e lo rifiutano pubblicamente”. “Una santa messa per la tua guarigione spirituale e un rosario ti aiuteranno sicuramente a ritrovare te stessa – scrive il prete – e se hai bisogno di un qualcosa di più, ti prenderò un appuntamento con don Gabriele, specializzato in benedizioni ed esorcismi”.

Gli atei in questione sono quelli dell’Uaar, l’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, che hanno denunciato il fatto definendolo “una mancanza di rispetto da lasciare stupefatti. Lo scritto – sottolinea Raffaele Carcano, segretario dell’Uaar – è espressione tipica dell’atteggiamento di supponenza e fastidio manifestato da molti sacerdoti di fronte a un fenomeno sempre più diffuso come quello dell’apostasia. Non dimentichiamo, però, che parliamo di un diritto fondamentale, quello della libertà religiosa”.

Per don Ardini, contattato da ilfattoquotidiano.it, l’intento di quell’articolo, redatto di suo pugno e pubblicato su un’edizione speciale ad hoc proprio per segnalare la vicenda alla comunità locale, “non era polemico: volevo solo far riflettere la ragazza in questione sulla richiesta assurda che mi ha fatto. Perché i ragazzi a 20 anni seguono le mode, come quella dello sbattezzo, ma poi si pentono di ciò che hanno fatto. Mio padre non era religioso, mia mamma sì, ma prima d’oggi non c’è mai stato questo atteggiamento di sfida. Se una persona non vuole andare in chiesa non ci va, ma se sua madre le ha dato il battesimo perché farne una tragedia?”.

L’occasione “per sollevare una riflessione collettiva sul tema dello sbattezzo, cioè – spiega Don Ardini – di dissociarsi dalla chiesa cattolica”, formalizzata dal Garante per la privacy dal 1999, quindi, per il parroco è arrivata, appunto, il 15 giugno scorso, con la lettera scritta da una ragazza residente in un comune vicino a quello della sua parrocchia, allo scopo di “non essere più considerata aderente alla confessione religiosa denominata Chiesa cattolica apostolica romana”. “Nella lettera – spiega il prete – non c’era in allegato il documento di identità, né l’indirizzo a cui scrivere per rispondere”. Così, il parroco ha pensato di rendere pubblico il documento “sperando che qualcuno ti rintracci e verifichi che non sia uno scherzo”, cancellando i dati della ragazza e soprannominandola Giusy.

Alla quale, il parroco racconta: “Facendo leggere il modulo del quale ti sei servita ho scandalizzato un tuo coetaneo, non un bigotto Cattolico, ma un fervente Musulmano, con il quale ci hai dato la possibilità anche di farci due risate. Sai come? Gli ho spiegato come sono fortunato a non essere il suo Imam: a me basta scrivere sul registro dei battezzati qualcosa, a loro che usano la circoncisione per i maschi, bisogna forse ricostruire le parti intime con una plastica?”.

A cui segue un monito: “Magari tra qualche anno incontrerai un ragazzo religioso che vuole sposarsi in chiesa e ti dovrai fare un bel viaggio a Ravenna dal tuo vescovo per un giuramento che annulli le tue scelte. Se hai del tempo da perdere vedi di rivolgerti alla Caritas della tua cittadina, troverai magari anche l’occasione per aiutare qualche bisognoso anche economicamente senza bisogno di spendere soldi in inutili raccomandate”.

Toni che hanno sollevato l’indignazione dell’Uaar, che critica l’atteggiamento “di sufficienza” del prete nei confronti della ragazza: “Non è raro purtroppo che i preti diano risposte di basso livello agli sbattezzandi, creino lungaggini o usino l’autorità che hanno per intimidire le persone che fanno apostasia – racconta Carcano – certo, se i toni sono questi, non c’è molto della nuova chiesa che papa Francesco vorrebbe costruire. Parliamo di un diritto umano fondamentale, cioè la libertà religiosa, e della possibilità di lasciare una confessione di cui non si è chiesto di fare parte. Non è che, per fare un esempio, se una persona disdice un contratto con Telecom poi Telecom è autorizzata a pubblicare una cosa simile. È un diritto di recesso, conclamato e non contestato dalle moderne società democratiche”.

Ma don Ardini è convinto della sua decisione: “Per quanto riguarda i toni, io sono un provocatore nato, parlo così anche in chiesa, ed è un modo di far leggere ai parrocchiani il giornalino, ma la questione rimane: se è una persona di 50 anni che fa queste scelte, se non è scemo vuol dire che ha le sue ragioni, ma i ragazzi di 20 anni si fanno prendere dalla moda, o la vedono come forma di protesta, e io li voglio mettere in guardia. E l’ho fatto in un modo un po’ provocatorio”.

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