Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha riferito giovedì mattina sulla crisi greca al Senato. L’Italia “ha sempre lavorato per favorire il raggiungimento di un accordo”, ha sostenuto Padoan, nonostante il premier Matteo Renzi non sia mai stato invitato a partecipare ai vertici ristretti tra Angela Merkel, Francois Hollande e Alexis Tsipras. “Da parte dei creditori ci sono stati irrigidimenti crescenti ma sul fronte greco si è mantenuto un comportamento spesso sconfortante“, ha poi sottolineato il titolare del Tesoro, senza sbilanciarsi su quale parte abbia più colpe per il mancato raggiungimento di un accordo nonostante mesi di negoziati. “L’assenza di concretezza, il reiterarsi di riunioni incongruenti perché prive di un oggetto da esaminare, l’incertezza sugli obiettivi delle autorità greche hanno fatto perdere molto tempo fino al 30 giugno, data in cui è scaduto il secondo programma di aiuti”.

Ora comunque, secondo Padoan, “si apre un nuovo cantiere per la Grecia a cui l’Italia partecipa in modo costruttivo” e “che l’Italia ha già aperto durante la presidenza del semestre europeo”, partendo dal presupposto che “l‘austerità è un falso problema”. Il problema deve essere risolto dalla politica: “Occorre rafforzare le istituzioni europee  a partire dall’unione monetaria e di bilancio”. Ciò “richiede la disponibilità della risorsa più scarsa oggi in Europa: ovvero la fiducia, che è diminuita tra cittadini e istituzioni e tra gli Stati”.

“Bisogna – ribadisce – accrescere il capitale di fiducia non solo per consolidare la Grecia ma per consolidare l’Europa. Quindi bisogna far rientrare il dibattito su temi di lungo termine. La via maestra per ricostruire la fiducia è procedere ad una maggiore integrazione. Davanti alla crisi greca dobbiamo accelerare sull’integrazione subito, invece di pensare a calcoli opportunistici nel breve termine. Più integrazione significa più condivisione dei rischi”.

Padoan ha poi ricordato che i due programmi di aiuti alla Grecia valgono 260 miliardi di euro” a cui “l’Italia ha concorso con 35,9 miliardi di euro che pesano sul nostro debito in termini di 2,3 punti di Pil, peraltro già contabilizzati”. A proposito della situazione italiana il ministro dell’Economia ha come sempre gettato acqua sul fuoco: “Non siamo nel 2012, ovvero nel momento più acuto della crisi dell’euro. L’Unione europea è più forte, l’Italia è più forte e resistente perché fa riforme e ritorna a crescere. Sulla Grecia occorre lavorare per una soluzione condivisa basata sulla fiducia reciproca”.

Anche perché “oggi siamo in una situazione nuova: aiutare la Grecia richiede l’attivazione di un nuovo programma di aiuti. Ieri la Grecia ha trasmesso all’Eurogruppo la richiesta di sostegno finanziario con un nuovo prestito triennale associato alle riforme. La lettera contiene l’impegno ad attuare un pacchetto di misure di tasse e pensioni. Il presidente dell’Eurogruppo ha incaricato la Commissione europea, la Bce, e l’Fmi di valutare rapidamente se sussistano le condizioni per procedere con il prestito. L’Eurogruppo si riunisce sabato”.

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