Io c’ero. Ero un deputato del Pdci e per quanto sostenuto da una risicatissima maggioranza, frutto di torbide e mai accertate vicende elettorali di quella notte del 2006, il governo Prodi stava ottenendo risultati. Era comunque un governo di gran lunga migliore di quelli che si sono sin qui succeduti. Poi è stata una corsa verso il precipizio sino alla crisi e allo scioglimento anticipato delle Camere, accelerati certo da errori politici ma non solo. Finalmente una prima sentenza ha accertato la commissione di un reato da parte di Silvio Berlusconi: compravendita di senatori.
Processo politico‘ ha cominciato a strillare l’ottuagenario di Arcore, secondo un copione trito e nauseabondo. E del resto non avrebbe commesso un reato eminentemente politico? Non avrebbe perpetrato un attentato al sovrano e democratico funzionamento del Parlamento italiano?
Tuttavia la prescrizione è dietro l’angolo mentre i terrificanti danni politici seguiti a quella crisi sono irreparabili. E nessuno risarcirà la democrazia italiana. Resta soltanto un tenue conforto: la soddisfazione di poter guardare con disprezzo tutte quelle anime morte che per anni hanno condotto nei nostri confronti una forsennata campagna di criminalizzazione, urlandoci, con una dose di ipocrisia non quantificabile, che i comunisti ancora una volta erano responsabili della caduta del governo Prodi.
Io c’ero e sapevo che i mascalzoni erano altrove.

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