Sono riusciti a violare la posta elettronica del presidente degli Stati Uniti d’America e a leggere le sue email. Un attacco informatico, riporta il New York Times, messo a segno da un gruppo di hacker russi. L’attacco alla rete informatica della Casa Bianca dello scorso anno è stato più intrusivo di quanto dichiarato ufficialmente, con i pirati informatici che hanno avuto accesso e ottenuto la possibilità di leggere alcune delle email non classificate di Barack Obama.

Pur non trattandosi della corrispondenza più segreta, le email non classificate contengono potenzialmente informazioni sensibili, quali i programmi giornalieri, gli scambi con ambasciatori e diplomatici, ma anche dibattito politico. Non è chiaro – riporta il quotidiano newyorchese citando fonti dell’amministrazione – quante email siano state effettivamente lette e quale fosse il loro contenuto. Ma il caso rappresenta un precedente pericoloso perché l’attacco si è verificato in un momento di forte tensioni nelle relazioni fra Stati Uniti e Russia che hanno riportato alla memoria i toni della Guerra Fredda. “E’ stata una delle intrusioni più sofisticate a cui abbiamo assistito”, affermano alcune fonti della Casa Bianca, sottolineando che i russi – a differenza dei cinesi – sanno nascondere meglio le loro tracce sulla rete e prendono di mira target politici.

L’incidente ha riportato alla ribalta il tema della protezione del presidente online. Obama si è battuto ripetutamente per poter mantenere il proprio Blackberry: gli è stata fornita un versione speciale con un numero molto limitato di persone con cui potersi scrivere. Molti nell’entourage di Obama si sono sono accorti che negli ultimi mesi le email del presidente si sono diradate, anche se non è possibile dire con esattezza se sia a causa dell’attacco russo. Il suo predecessore, George W. Bush, aveva rinunciato alle email e al cellulare durante la presidenza, ma poco dopo l’addio alla Casa Bianca l’account di sua sorella è stato hackerato e alcune foto, inclusi i dipinti dell’ex presidente, pubblicate.

L’attacco russo non è riuscito a penetrare nel sistema di informazioni classificate della casa Bianca, chiamato Joint Worldwide Intelligence Communications System (Jwics). E’ qui che si trovano le informazioni ‘top secret‘. Nonostante questo l’entità dell’intrusione ha preoccupato per mesi la Casa Bianca, con un susseguirsi di incontri giornalieri e riunioni per individuare modalità per tutelare il presidente da cyberattacchi che bombardano quotidianamente la Casa Bianca, molti dei quali facilmente respinti.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Naufragio migranti: un Paese a civiltà sospesa che odia perfino i morti

prev
Articolo Successivo

Tel Aviv, raid nel Golan. I media israeliani: “Sventato attacco terroristico”

next