Quando ne parlo ai ragazzi, ai bambini, agli studenti, la parola “resistenza“ ai più fa uno strano effetto: all’inizio sembra una parola vecchia, di altri anni, di mondo antico e ormai sepolto. Ti guardano come se arrivasse un marziano dal passato, per parlare loro di futuro.
Alcuni allargano le narici per nascondere lo sbadiglio, appena seduti già stanno scomodi. La parola resistenza non deve restare ancorata al passato, nemmeno “partigiani“, partigiani, parteggiare per qualcuno. Per me ce n’è una ancora più bella: “ribelle”. Mi sono ribellato, vamolà. Che quando è l’ora di rispondere all’ingiustizia è quello il momento per dire no, di ribellarsi.
Questi termini non devono restare patrimonio di chi fa la resistenza con la pelle di chi è morto settant’anni fa, di chi si nasconde dietro fatti accaduti da un’eternità, da chi lascia la responsabilità di lottare a monumenti in fin di vita, quasi a voler ammettere che si ha paura di non farcela da soli, perché incapaci di intraprendere un ruolo da protagonisti: proteggere la memoria, tutto qui.
Le parole contano, ecco perché ai ragazzi, ai bambini, agli studenti parlo di un punto di partenza e una destinazione da tracciare, per scrollarli dal torpore che tutto questo sia solo un fatto già accaduto, quando in realtà continua ad accadere e ci sono e sempre ci saranno ottime ragioni per fare resistenza, essere partigiani, ribellarsi. Va detto loro, ai giovani, che queste parole non solo descrivono la nostra quotidianità, ma anche la dimostrazione che imparando dal passato non c’è niente di più moderno che prendere posizione e difenderla e non si è mai troppo giovani per imparare che prima di diventare grandi occorre crescere, prendendo la rincorsa da quegli anni. Non farlo sarebbe una tortura, perché lavare il sangue non pulisce una coscienza.
Resta in contatto con la community de Il Fatto Quotidiano
Accedi o registrati per partecipare alla discussione
Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico
La Redazione
Caro navigatore, cara navigatrice,
non riesci a leggere ilfattoquotidiano.it perché hai negato i consensi relativi alla pubblicità. Per continuare a leggerci accetta i consensi o diventa nostro Sostenitore (in questo modo navigherai senza nessuna inserzione).
Ti ricordiamo che il nostro lavoro ha un costo ripagato dalla pubblicità e dai sostenitori. Il tuo aiuto è per noi indispensabile.
Se clicchi “Accetta i consensi” acconsenti in questo modo al trattamento dei tuoi dati personali mediante l'impiego di tutti i cookie presenti sul sito, fermo restando la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento. Navigherai in modo totalmente gratuito e potrai visualizzare fino ad un massimo di 5 articoli al mese, e vedrai la pubblicità. Che cosa sono i cookie?
Se clicchi su “Rifiuta e Sostienici” sottoscrivi un abbonamento Sostenitore a “ilfattoquotidiano.it”, al costo promozionale di 1€ al mese per 3 mesi. A decorrere dal quarto mese il costo dell'abbonamento diverrà di 5,99€ al mese, il tutto mantenendo le tue attuali impostazioni. Da abbonato potrai navigare senza alcun tipo di pubblicità.
In Edicola
Quest'articolo è riservato agli abbonati Partner
Abbonati a Il Fatto Quotidiano.Facciamo un giornale con un solo padrone: i lettori.
Digital
Partner
Sfoglia ogni giorno i contenuti di FQ IN EDICOLA sul tuo pc e sulla nuova app.