Con l’arrivo di Bergoglio in Vaticano, l’audience del rito della Via Crucis è tornata a salire verso i cinque milioni e mezzo di spettatori medi e il 22% di share, come ai tempi di Giovanni Paolo II, quando però l’ascolto televisivo era assai meno disperso di oggi tra canali e canaletti più o meno a pagamento.

Quell’ascolto “medio” è il risultato di una decina di milioni di contatti personali, di durata variabile dai pochi minuti alla intera durata dell’evento. Al tirare delle somme, quel che conta è che ognuno degli spettatori che si sono affacciati è rimasto lì, senza fare zapping, mediamente per circa la metà della durata dell’intero appuntamento. Un indice di fedeltà assai elevato, che le trasmissioni in diretta di lunga durata (qui siamo all’ora e mezza) raramente raggiungono.
Sono spettatori, supponiamo, che per lo più non erano convenuti per assistere a uno spettacolo, sia pure religioso, ma per essere mediaticamente partecipi di una liturgia. Spettatori “motivati dal di dentro”.

Proprio per la specificità motivazionale di questa audience viene da chiedersi di che tipo fossero fra i tanti, quelli che con Ratzinger la Via Crucis televisiva la disertavano e che con Bergoglio invece sono tornati a frequentarla. Come ai tempi di Wojtyla, e cioè ai massimi livelli visto che il Papa polacco quanto a mediaticità non doveva andare a lezione da nessuno. Se si guarda all’età e al sesso degli spettatori, il flusso aggiuntivo attirato da Bergoglio rispetto a Ratzinger è costituito principalmente da giovani sotto i 35 anni, specialmente maschi e per lo più residenti al Sud.

Se approfondiamo il dato territoriale e andiamo a spulciare fra le Regioni, osserviamo che le più meridionali fra le regioni del Sud, e cioè le isole, la Calabria e, particolarmente, la Campania, sono proprio quelle che registrano il maggiore incremento di presenze auditel da un Papa all’altro. Le altre Regioni registrano anch’esse un incremento di ascolti, ma non di entità tale da far pensare a una “rottura di atteggiamento” dovuta specificamente alla personalità del nuovo Papa. Come invece si rileva in alcuni dei territori più sofferenti del Paese, guarda caso quelli alle prese con la “spuzza” di mafia e camorra, cioè con la violenza di poteri di fatto e non di diritto.

Se poi guardiamo alle categorie socioculturali scopriamo che le élites più sensibili nel percepire i movimenti e le tendenze della società sono più attente alla personalità del Papa argentino, pur in un quadro di propensione più favorevole che si registra generalmente rispetto al predecessore. Sì, lo sappiamo, anche con l’auditel dovrebbe valere l’accorgimento di giocare con i fanti (TG, Quiz, Talk Show e serialità varie) e lasciare in pace i Santi. Tanto più che di questi tempi qualcuno potrebbe voler misurare la santità in base alla misura dello zapping attirato o subito. Noi fino a tanto non ci spingiamo e ci limitiamo, come il Tentatore, a porgere il dato a chi voglia decidere cosa dedurne.

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