“Lei fa riferimento a un mondo che non c’è più o, per meglio dire, nel quale la sua bellissima città ha perso troppe occasioni per sfruttare la sua posizione geografica – oltre che storico-culturale – che la rendevano il porto naturale del Mediterraneo per tutto il nord dell’Europa”. E’ così, con il tono della lectio magistralis, che il presidente onorario del gruppo Espresso Carlo De Benedetti ha deciso di rispondere alla dura lettera aperta inviatagli dall’ex giornalista del Piccolo (gruppo Espresso) Pierluigi Sabatti. Reo di aver criticato la scelta di Udine come teatro dell’ultima edizione di Repubblica delle idee, la kermesse organizzata ogni anno dal quotidiano di Largo Fochetti.

Nella missiva, resa pubblica lunedì al termine della due giorni di dialoghi filosofici sulla libertà e sulle derive della democrazia, Sabatti si dice “stupito” dalla decisione perché “se c’è una città in questa regione in cui la multiculturalità è di casa da secoli quella è Trieste“. E dire che l’Ingegnere, inaugurando nel capoluogo friulano la manifestazione organizzata con il contributo economico del Comune oltre a quello degli sponsor Atlantia, Enel, Ibm, Poste Italiane e Tim, aveva deplorato la “battaglia di retroguardia di alcune aree del mondo contro la modernità”, ricordando come “l’avanzamento della globalizzazione in alcune parti del globo non sia stato accompagnato da un parallelo avanzamento della cultura“. Un richiamo alla multiculturalità che Sabatti ha colto al volo.

Ma la sostanza delle critiche mosse dall’ex dipendente al neo commendatore della Legion d’Onore verte su ben altro: non una mera questione di campanile, bensì la gestione imprenditoriale del gruppo a cui fanno capo, accanto a Repubblica e Espresso, una galassia di testate locali. Tra cui il Piccolo e il quotidiano di Udine, il Messaggero Veneto. Ebbene secondo Sabatti, che nel 2011 ha sostenuto la corsa di Roberto Cosolini (Pd) a sindaco del capoluogo della regione, ai due giornali viene riservato un trattamento diverso. “Mi è stato detto che si è scelto il capoluogo friulano, e il suo giornale Messaggero Veneto, perché non ci sono le tensioni sindacali che invece si avvertono a Trieste”, scrive infatti l’ex redattore. Secondo il quale il “forte disagio” che ha fatto propendere per Udine dipende dal fatto che “si sta smantellando un giornale nato nel 1881″. “La politica che il suo gruppo sta facendo riguardo al Piccolo mi pare stia dando pessimi risultati, come la perdita di copie e di ruolo che si estendeva anche oltre i nostri confini”, accusa poi Sabatti, auspicando “magari qualche investimento” visto che “i risultati economici del suo gruppo mi sembra che consentano qualche ‘larghezza’”.

Così a De Benedetti, archiviate le conversazioni sul “concetto di prossimo“, è toccato prendere carta e penna e difendere l’operato del gruppo ora presieduto dal figlio Rodolfo. “Il contenuto della sua lettera mi conferma, qualora ce ne fosse stato bisogno, quanto sia stata giusta la scelta di Udine, con una partecipazione di pubblico davvero straordinaria”, è l’esordio. Segue la stoccata sul “mondo che non c’è più” e le occasioni perse. Poi la lezione continua: “In questa concezione di un mondo che Trieste si è lasciata sfuggire, vorrei ricordarle più specificamente la crisi dell’editoria quotidiana che ci ha COSTRETTO (sic) ad azioni di adattamento dei mercati diffusionali e pubblicitari, che per fortuna sono state efficaci e tempestive. Il direttore e la redazione de Il Piccolo lo hanno capito, sottoscrivendo ultimamente un accordo che è stato considerato soddisfacente, pur con i sacrifici imposti dalla situazione”. E’ la globalizzazione, bellezza.

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