“Dopo Milano, Bilbao e Madrid sono arrivata in Cile. Ricordo ancora il momento in cui sono scesa dall’aereo e ho pensato: ‘Sono in Sud America, è un sogno’”. Perla Simeone si racconta da Concon, 130 chilometri da Santiago del Cile e una vista che si estende sull’Oceano Pacifico. Trentasei anni, una bambina di un anno e mezzo e un lavoro da web designer, intrapreso tanti anni fa dopo gli studi da grafico pubblicitario. “Amo il mio lavoro perché è dinamico e bisogna sempre stare attenti alle evoluzioni tecnologiche – racconta a ilfattoquotidiano.it -. Inoltre, grazie alla mia specializzazione da front-end developer, collaboro come freelance con alcune imprese italiane e internazionali”.

Nata a Vicenza, a vent’anni Perla ha sentito il bisogno di cambiare aria: “Per una ragazza come me era troppo semplice vivere e lavorare a due passi da casa”, spiega. Prima tappa: Milano. “Avevo trovato un impiego in un’agenzia che sviluppa cd e-learning per bambini”, ricorda. Ma dopo qualche tempo decide di varcare i confini: “A differenza di molti connazionali non ho lasciato l’Italia per trovare lavoro – ricorda -, ma perché avevo voglia di conoscere il mondo”.

Così fa i bagagli e vola a Bilbao “senza sapere una parola di spagnolo e con una casa trovata su internet”. Una volta arrivata lì le cose vanno per il verso giusto: “In poco tempo ho imparato la lingua e ho trovato lavoro in un’agenzia pubblicitaria: è stata un’esperienza meravigliosa dal punto di vista umano e lavorativo”, ammette. Negli anni di Bilbao, infatti, Perla conosce anche il suo futuro marito, un ragazzo cileno. “All’inizio ci siamo trasferiti a Madrid, ma poi ci è venuta voglia di una nuova avventura”, ammette.

Così decidono di partire insieme per il Cile per aprire uno studio digitale che si occupasse dello sviluppo dei siti web per l’e-commerce: “Siamo arrivati a Santiago con due zaini, un paio di riunioni fissate in agenda e una gatta”. Il sogno diventa realtà, perché nel giro di poco tempo riescono ad aprire la loro piattaforma, Estudio Wombat. “Negli anni mi sono specializzata nel settore dell’e-commerce, perché oggi non è facile sopravvivere da semplice web designer – ammette -. Esistono corsi che in poche ore ti offrono un diploma, ma questo non significa essere un buon professionista”.

Lavoro a parte, l’impatto con il Cile è stato positivo: “All’inizio mi sembrava un posto meraviglioso – ricorda –. Il primo anno lo passai vivendo da turista e raccontando le mie avventure sul blog Vivere in Cile”. Ma dopo l’entusiasmo iniziale Perla deve fare i conti con un Paese arretrato sotto diversi punti di vista: “Qui ci sono moltissime cose che non funzionano, ma i cileni non dicono nulla, sono un popolo mite, un po’ sottomesso”, spiega. “Inoltre tutti s’ispirano al modello americano e la vita gira intorno al commercio: non conosco nessuno che non abbia almeno tre carte di credito”, racconta. Anche il divario sociale è piuttosto evidente: “Sia i poveri sia i ricchi ci tengono a definire i loro confini”.

In Italia Perla torna una volta all’anno per andare a trovare la sua famiglia: “Mi manca il dialogo con le persone o anche semplicemente ridere per una barzelletta”. Ma la nostalgia passa non appena rimette piede in Sud America: “Ho molte idee in testa e da poco ho anche aperto un negozio online di dischi in vinile – racconta –, un progetto che mi piacerebbe estendere anche in Italia”. D’altronde il futuro è tutto da costruire: “Non credo di essermi ancora stabilita, prendo sempre la vita così come viene”. E a chi la rimprovera per essersene andata, lei risponde così: “È vero, vivo in un Paese che non mi appartiene, ma dopo tutti questi anni di vita all’estero non credo di appartenere più nemmeno all’Italia”. Poi ammette: “Non so cosa succederà in futuro, ma per ora sto bene in questo paesino che si affaccia sull’oceano”.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

“In Giappone abbiamo aperto la nostra scuola. Troppo difficile vivere in Italia”

prev
Articolo Successivo

“Sydney, nella nostra osteria romagnola è boom di clienti. In Italia solo problemi”

next