A pagina 31 si legge che Silvio Berlusconi “veicola senza alcun ‘filtro’ un messaggio proveniente da Lavitola ai vertici di Impregilo“. E’ il messaggio che rappresenta la tentata estorsione del faccendiere salernitano al colosso delle costruzioni impegnato in alcuni lavori a Panama. Nel giorno della vittoria in Cassazione nel processo Ruby, il Cavaliere viene tirato in ballo a Napoli nelle motivazioni della sentenza di condanna a tre anni per Valter Lavitola, appena depositate dalla prima sezione penale, collegio A, del Tribunale. E non fa precisamente una bella figura nelle 41 pagine firmate dal presidente Giovanna Ceppaluni: Berlusconi, che non è stato neppure indagato, viene descritto come un inconsapevole tramite dei voleri di Lavitola e dei suoi affari col presidente di Panama Ricardo Martinelli e con l’imprenditore amico e socio occulto del presidente, Rogerio Oruna Aguilar, descritti nel capo di imputazione come complici ma non processati.

Il processo si fonda in gran parte sull’intercettazione della telefonata del 2 agosto 2011 alle 19.50 tra Berlusconi e il presidente di Impregilo Massimo Ponzellini, poco dopo l’aggiudicazione dell’appalto per la realizzazione della metropolitana di Panama City all’impresa brasiliana Odebrecht. Esisterebbe una sorta di accordo in base al quale Impregilo ha promesso a Martinelli la realizzazione di un ospedale pediatrico a Veraguas in cambio dell’appalto della metropolitana. Ma in quella telefonata Berlusconi riferisce a Ponzellini una ambasciata di Lavitola: attenzione, se non andate avanti comunque con l’ospedale, Martinelli rilascerà una dichiarazione pubblica contro Impregilo e i suoi lavori nel canale di Panama, e ci sarà un tracollo del titolo in borsa. “Quel tal Lavitola… – dice al telefono Berlusconi – amico del presidente di Panama… mi ha telefonato sei volte, mi ha trovato e mi ha lasciato detto questo”.

Secondo i giudici “la portata intimidatoria della minaccia (di Lavitola) era innegabilmente amplificata dalle modalità utilizzate per veicolarla ai destinatari”. Lavitola infatti, sentito in aula “ha più volte dichiarato di aver ritenuto opportuno chiedere l’intervento dell’allora Presidente del Consiglio nella consapevolezza della maggiore incidenza che sarebbe stata impressa alla “richiesta’”.

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