Mareike Geiling e Jonas Kakoschke, 28 e 31 anni, non vivono più da soli. Il loro appartamento da qualche mese lo condividono con un profugo maliano, uno di quelli senza permesso di soggiorno, senza un tetto, senza un documento. Come loro in Germania e in Austria altre 400 famiglie hanno aperto le porte ai rifugiati arrivati in Europa attraversando il Mediterraneo o i confini dell’Europa dell’Est. L’idea è di questi due giovani, stanchi di sentire le solite lamentale contro gli immigrati.

Con l’assistente sociale Golde Ebding e Lena Grote, esperta di accoglienza dei minori rifugiati hanno deciso di creare un sito, Refugees Welcome, creando il primo Airbnb solidale dedicato a chi sbarca nei nostri Paesi. A dare la notizia in Italia di questa iniziativa che potrebbe presto prendere piede anche tra i nostri giovani, è il settimanale “Vita”.

L’idea è di accogliere i richiedenti asilo come qualsiasi altro inquilino, dividendo le spese dove è possibile, i mestieri di casa, le incombenze quotidiane. “Noi – spiegano gli organizzatori – crediamo che le persone fuggite non debbano essere stigmatizzate e ostracizzate dalla sistemazione di massa. Siamo del parere che dovremmo lavorare insieme per creare una cultura diversa di accoglienza in Germania”. Detto, fatto.

Oggi grazie al sito più di duecento rifugiati arrivati dall’Iraq, dalla Nigeria, dal Pakistan, dalla Russia, dal Senegal e dalla Siria hanno un tetto. Circa 250 persone si sono impegnate attraverso il sito per fare delle micro donazioni a sostegno dei potenziali compagni di stanza; più di 200 sostenitori hanno accettato di impegnarsi come sponsor. Tutto avviene in maniera piuttosto semplice. Una volta che si è effettuata la registrazione sul sito, viene individuato un partner esterno che lavora con i rifugiati nella città di chi ha deciso di aprire il proprio appartamento. Viene fatta una ricerca incrociando i dati: trovato il compagno di stanza adatto si crea un contatto e un incontro di conoscenza. Se tutto va bene il rifugiato nel giro di poco arriverà a casa.

Per il finanziamento del canone di locazione, ci sono molte possibilità. I rifugiati in genere non hanno un lavoro e non riuscirebbero a pagare un affitto. L’idea dei creatori del sito è di ricevere micro-donazioni da amici e parenti in modo da coprire le spese. Finora la proposta ha funzionato. “La sistemazione degli sfollati in alloggi privati ​​detiene vantaggi per entrambe le parti: i rifugiati – spiegano i promotori – vivono in un posto adeguato, trovano una migliore interazione e imparano più velocemente la lingua. Chi accoglie riesce a conoscere una cultura diversa e ad aiutare una persona in una situazione difficile”.

Il progetto dell’Airbnb solidale ha ottenuto l’attenzione della stampa internazionale e ha oltrepassato i confini della Germania coinvolgendo anche parecchie famiglie austriache. Il sogno dei due giovani berlinesi è quello di arrivare a coinvolgere anche i giovani che hanno un appartamento in Italia, in Francia o in Spagna dove l’immigrazione è finora vista solo come un problema o peggio ancora un assalto alle nostre frontiere.

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