Sfruttati per anni, ora finalmente indennizzati. Ma per i precari della scuola sono in arrivo solo pochi spiccioli. Lo scorso novembre, quando la Corte europea emise la sentenza di condanna nei confronti dello Stato italiano sul rinnovo illegittimo di contratti a tempo determinato, il ministro Stefania Giannini affermò che il governo non si sarebbe fatto trovare impreparato. Ed in effetti la controversia, nelle intenzioni di viale Trastevere, dovrebbe essere sanata dalla riforma: con il piano straordinario di assunzioni e con una serie di risarcimenti. Chissà se sarà sufficiente per evitare un enorme contenzioso legale.

Fra le pieghe del decreto scuola (che ora dovrebbe invece diventare un ddl) c’è anche un articolo appositamente dedicato agli indennizzi. Per coloro che hanno ricoperto per più di 36 mesi un incarico su posto vacante (ovvero su una cattedra senza titolare da sostituire, che sarebbe potuta essere assegnata in pianta stabile), il Miur prevede dei riconoscimenti economici. Quantificandoli nel dettaglio: 2,5 mensilità per servizio fra i 3 e i 5 anni, 6 mensilità tra i 5 e i 10 anni, 10 mensilità oltre i 10 anni. Ma secondo il sindacato Anief, tra i principali promotori del ricorso davanti alla Corte europea, si tratta di “appena 1/7 di quello che i docenti potrebbero avere in tribunale”. E ci sono già alcuni precedenti che sembrano dargli ragione.

A dicembre il Tribunale del lavoro di Torino ha stabilito nei confronti di una docente che aveva lavorato da supplente per 7 anni un risarcimento pari a 15 volte il suo stipendio. Certo, in quel caso è mancata la stabilizzazione. E a Napoli, dove invece i giudici hanno ordinato anche l’assunzione, l’indennizzo è stato solo per i mesi di interruzione del rapporto di lavoro (quelli estivi). Il Miur conta di trovare una cattedra per i possibili beneficiari della sentenza (tra piano straordinario di assunzioni e concorso riservato), e di risparmiare sugli indennizzi. Ma anche così i conti non tornano: chi stipula l’accordo e viene assunto, vede l’importo di risarcimento dimezzato. E soprattutto deve rinunciare alla preziosissima ricostruzione di carriera (fondamentale per la progressione dello stipendio in busta paga, e dovuta secondo i primi pronunciamenti dei giudici).

Il Ministero, insomma, gioca al ribasso. Forse anche troppo. E ora i precari della scuola si trovano davanti a un bivio: accettare l’offerta dello Stato, prendersi poche migliaia di euro (una mensilità vale circa 1.300 euro) e consolarsi con il posto fisso (ammesso che la promessa “infornata” di assunzioni ci sia davvero). Oppure rifiutare e andare in tribunale: la prospettiva di una causa lunga scoraggerà sicuramente qualcuno, ma altri potrebbero scegliere la linea dura di fronte all’esiguità dell’indennizzo. È ancora presto per dire quanti. Anche perché sulla platea degli interessati è guerra di cifre. Secondo il censimento ministeriale sarebbe limitata: meno di 5mila persone. Ma il Miur circoscrive l’azione della sentenza al quinquennio 2009-2014 (perché il diritto civile prevede prescrizione ai 5 anni in materia economica), e solo sui contratti al 31 agosto. Mentre per Anief “il diritto comunitario allunga la prescrizione ai 10 anni. E quasi l’80% dei contratti al 30 giugno è in realtà su posto vacante”. I precari da risarcire, dunque, sarebbero decine di migliaia, come minimo. E il contenzioso rischia di essere comunque enorme, anche per la scelta del Miur di offrire loro poco più di un “obolo”. “Il Ministero li assuma tutti, paghi le mensilità estive arretrate e riconosca l’anzianità di servizio. Altrimenti ci vedremo in tribunale”, conclude Marcello Pacifico, presidente del sindacato.

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