Un “drone contadino” capace di trattare da una singola pianta fino a 10 ettari di terreno all’ora, capace di svolgere attività di monitoraggio dei campi, spargimento di concimi e fitofarmaci. È questa l’ultima proposta per abbattere i costi di produzione agricola presentata alla Roma Drone Conference. Non più braccianti impiegati nelle coltivazioni, ma un macchinario da 5,5 chili che sorvola le coltivazioni e svolge compiti per i quali sono necessari decine di operai, riducendo i tempi di lavorazione e, è il proclama, aumentando la sicurezza delle coltivazioni. Si chiama Agrodron, vola a venti metri di altezza e ha un’autonomia di 20 minuti. Questo nuovo macchinario volante è stato messo a punto da due aziende italiane che lo hanno sperimentato su una coltivazione di mais da 200 ettari, nel mantovano. L’invenzione è stata usata per la lotta biologica alla piralide, il lepidottero killer che lo scorso ha distrutto il 30% delle coltivazioni. Il drone ha sparso su tutta la coltivazione circa 185mila uova di un insetto capace di contrastare il parassita dannoso per il mais. Risultato: la piralide è stata abbattuta per l’80 per cento. Un esperimento dagli esiti positivi, tenuto conto dei costi contenuti e della velocità con la quale è stato svolto il lavoro. I droni affiancheranno le macchine agricole tradizionali. I prezzi variano dai 2mila ai 20mila euro, in base al tipo e al numero di sensori montati sulla macchina, e sarà necessario stipulare una polizza assicurativa per la responsabilità civile dal costo massimo annuale massimo di 370 euro.

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