Greta e Vanessa sono tornate a casa e noi siamo felici e grati a chi ha lavorato, in silenzio e con grande perizia professionale, al raggiungimento di questo obiettivo. Ora speriamo di rivedere in Italia anche Giovanni Lo Porto e Padre Paolo Dall’Oglio, gli altri due “costruttori di pace” ancora nelle mani dei sequestratori. Naturalmente non mancano le polemiche sulle modalità del loro rilascio, sulla liceità di un eventuale riscatto, sulla cifra pagata.

Sin qui la discussione, anche accesa, rientra nella legittima dialettica politica e mediatica. Altra cosa, invece, è la sequela di insulti, di infamie, di volgarità scaricate contro le due ragazze per le loro scelte civili, politiche, private, con l’aggravante di essere donne. Così l’Italia dell’odio e del razzismo usa contro di loro le parole del peggiore sessismo e non mancano gli appelli allo stupro e alla decapitazione.

Le stesse parole, per fare un solo esempio, erano state usate, appena qualche giorno prima contro Cecilia Strada, una delle animatrici di Emergency, gente che ha scelto di dedicare la vita a “riattaccare le gambe” spesso spezzate dalle bombe e dalle mine occidentali.

Tra le tante ingiurie dei “risentiti speciali” colpisce l’accusa rivolta a Greta, Vanessa, Cecilia di essere andate a cercarsela. Le stesse parole usate da Andreotti nei confronti dell’avvocato Ambrosoli “Uno che se le andava a cercare”, infatti fu ammazzato dalla mafia.

L’Italia dei risentiti non può accettare che esistano persone che “se ne fregano”. A costoro non capiterà mai di rischiare qualcosa per gli altri, al massimo gli potrebbe capitare di restare imprigionati nel fango delle fogne dove vivono.

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