Dal 2016 per andare in pensione saranno necessari quattro mesi in più. Per gli uomini il trattamento di vecchiaia scatterà a 66 anni e sette mesi (oggi 66 anni e tre mesi), come anche per le donne che lavorano nella pubblica amministrazione. Per le dipendenti del privato invece l’asticella si alzerà a 65 anni e sette mesi (da 65 anni e tre mesi), mentre per le autonome il nuovo limite sarà di 66 anni e un mese (da 65 anni e 9 mesi). A prevederlo è un decreto del ministero dell’Economia pubblicato in Gazzetta ufficiale il 31 dicembre.

Con l’allungamento dell’aspettativa di vita, giocoforza, il sistema previdenziale per reggere diventa sempre più avaro. L’allineamento dei requisiti per la messa a riposo è d’altra parte previsto per legge: lo stabilisce una normativa del 2010, secondo cui ogni due anni la durata delle carriere si deve “riagganciare” a quella dell’anagrafe.

Novità anche per chi esce dal mondo del lavoro seguendo ancora le vecchie regole in vigore per tutti prima della riforma Fornero: in sostanza gli esodati e i prepensionati del pubblico impiego. Per loro, da gennaio del prossimo anno, il diritto all’uscita sarà conquistato solo una volta raggiunta quota 97,6. In questo momento invece è sufficiente il raggiungimento di quota 97,3.

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