Ha scritto Ernest Hemingway che non bisogna confondere “mai il movimento con l’azione”. C’è chi si agita senza spostarsi di un millimetro e chi senza sudare porta a termine una maratona.

Il governo, con la Legge di Stabilità, dà un calcio in faccia al regime dei minimi e a quel popolo di freelance e di partite Iva che, con le nuove soglie, pagheranno un prezzo altissimo. L’obiettivo è far gravare il “gettone spot degli 80 euro” (e poco altro) sulle spalle di chi lavora autonomamente senza tredicesima o scalini di stipendio, a chi non può permettersi un raffreddore o di scaldare la sedia, a chi deve fino al termine della giornata “portare a casa la giornata”, a chi non ha né sabato né domenica e che non aspetta con ansia che le lancette dell’orologio finiscano il giro per sgattaiolare via cinque minuti prima.

In base alla finanziaria le soglie spostate da 30.000 a 15.000 euro lordi con l’aliquota dal 5 al 15% comporteranno che tra un mese, nel nuovo regime “agevolato”, potrà entrare solo chi guadagna 10.000 euro netti l’anno. Chi incassa un centesimo in più sarà bastonato dalla clava fiscale, nonostante i proclami iniziali erano nella direzione di non voler aumentare assolutamente le tasse. Insomma, uno sgradevolissimo fiscal-tweet che sa di vecchie ricette e aumento di tasse. Altro che novità e riforme.

Non solo la mossa del governo è pericolosa perché si abbatte su un vasto panorama di professionisti che pagheranno in solitario il conto, ma è anche insensata perché colpisce chi fa muovere il mercato, chi produce e non può fare nero, chi è tracciabile come i giornalisti che firmano gli articoli quindi figurano, chi avrebbe nelle corde lo slancio per uscire dalle gelatinose sabbie mobili in cui il Paese è finito. E che invece è considerato un ramo secco mentre ad esempio in Sicilia i dipendenti dell’Ars sono ancora più di quelli di Senato e Camera e hanno recepito i tagli in maniera, per così dire, bizantina. Auguri di buon Natale anche a loro e ai forestali calabresi.

Twitter: @FDepalo

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