La Uefa fuori dalla Fifa: potrebbe essere l’estrema conseguenza dello scandalo (risoltosi in una bolla di sapone) relativo ai Mondiali 2018 e 2022 in Russia e Qatar. Fantapolitica calcistica, per il momento. O qualcosa di più, stando alle parole di Richard Rauball, presidente della Lega calcio tedesca. Uno dei grandi capi del pallone in Germania si scaglia contro Joseph Blatter e la sua organizzazione, dopo l’esito dell’inchiesta sul processo di assegnazione delle prossime due edizioni della Coppa del mondo. Scelte, in particolar modo quella del Qatar, viziate da gravi atti di corruzione emersi nel corso di un’indagine durata quasi tre anni e condotta da Michael Garcia: nel faldone si parla di cinque milioni di dollari di mazzette distribuiti qua e là dall’ex boss della federazione asiatica, Mohamed Bin Hammam; e ancora di pagamenti occulti, favori promessi, mancati o realizzati, tutto al fine di veicolare voti verso l’una o l’altra candidatura. Ma la Fifa, che in questo processo vestiva al contempo i panni del giudice e dell’imputato, ha deciso di insabbiare l’accaduto: il rapporto finale, redatto dal presidente della commissione giudicante, Hans-Joachim Eckert, nonostante le premesse conclude che nel procedimento “non c’è stata alcuna irregolarità”.

Era difficile aspettarsi un risultato diverso, considerati gli interessi in ballo (economici dei due Paesi, politici del presidente Blatter). Ma la paradossale autoassoluzione della Fifa non è passata inosservata: lo stesso Garcia ha tenuto a precisare che “il riassunto dell’inchiesta è incompleto e contiene diverse interpretazioni errate, a livello dei fatti e delle conclusioni”. Parole inequivocabili, che hanno riaperto una vicenda che sembrava chiusa. Cosa c’era davvero nelle carte di Garcia? In tanti si pongono questa domanda, e l’unica maniera per rispondervi sarebbe quella di pubblicare tutti i documenti raccolti. Il primo ad avanzare la richiesta è stato il deputato britannico Damian Collins: il Regno Unito è stata la grande sconfitta del processo di assegnazione, e per questo è particolarmente combattiva (anche se dall’inchiesta diverse ombre si allungano pure sulla candidatura inglese). La Fifa ha già detto di no, per “ragioni legali”. Ma adesso al coro si aggiungono anche il presidente della Concacaf Jeffrey Webb, il presidente della Federazione statunitense Sunil Gulati. E soprattutto Richard Rauball.

“L’inchiesta ha scosso la Fifa nelle sue fondamenta, come mai era successo prima d’ora”, ha dichiarato il presidente della Lega calcio e del Borussia Dortmund alla rivista Kicker. “L’unica maniera che ha la Fifa per recuperare credibilità è rendere pubblico tutto il procedimento”. Aggiungendo che, “in caso contrario, una opzione da prendere in seria considerazione è che la Uefa possa lasciare la Fifa”. Uno scenario apocalittico: significherebbe la fine della Coppa del mondo per come l’abbiamo conosciuta, ma anche un enorme ridimensionamento della Fifa, che dalla Uefa riceve soldi e prestigio. La massima organizzazione calcistica mondiale non sarebbe più tale, senza le nazionali europee e gli interessi che vi gravitano attorno. Per ora è solo l’extrema ratio, ipotizzata però da una voce molto influente del mondo del pallone. E chissà che la minaccia non possa influenzare le prossime elezioni per la presidenza Fifa: il favorito è ancora l’ottuagenario Blatter, che si ricandida per la quinta volta di fila. Per confermarsi dovrà uscire indenne dall’ennesimo scandalo della sua carriera. Difficile, ma non impossibile per uno come lui.

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