L’incidente avviene poco prima dell’una, mentre il procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli lo incalza con le domande sul finanziamento a una campagna stampa sul quotidiano L’Avanti. E’ in corso a Napoli il processo per la compravendita dei senatori che vede imputati l’ex premier Silvio Berlusconi e l’ex direttore del quotidiano socialista Valter Lavitola e il testimone Sandro Bondi, l’ex ministro che fu coordinatore nazionale di Forza Italia negli anni dell’alleanza con Italiani nel Mondo e del finanziamento al movimento di Sergio De Gregorio, affonda lo sguardo in un mare di carte, presentate poco prima come “propri appunti” e quindi consultabili.

Piscitelli contesta a Bondi una risposta diversa a quanto affermato durante le indagini. Bondi sfoglia i documenti, il pm chiede “sta leggendo il verbale”? “No, no”, risponde Bondi. Uno dei giudici del collegio, Nicola Russo, non si accontenta e si intestardisce. Vuole vedere quelle carte, se le fa consegnare. “C’è il verbale” dice ad alta voce. Gelo in aula. E’ il verbale di uno dei tre interrogatori resi da Bondi in Procura durante le indagini, quello del 24 ottobre 2011. “Come si è procurato il documento”? chiede il presidente del Tribunale, Serena Corleto. Bondi non ricorda, poi successivamente chiarisce di averlo avuto in qualità di rappresentante legale di Forza Italia, costituitosi “responsabile civile” nel processo.

I giudici hanno restituito quasi subito a Bondi i documenti. Il presidente Corleto ha però avvertito il senatore berlusconiano di non poter consultare il verbale mentre risponde in aula alle domande del pm. L’episodio ha in ogni caso lasciato una traccia nel prosieguo del dibattimento, tanto che il pm Alessandro Milita, al suo turno di domande, ha chiesto a Bondi: “Ha avuto modo di leggere recentemente il verbale dell’interrogatorio di gennaio?” E Bondi ha risposto no.

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