Può una vittima essere colpevole? A L’Aquila 309 morti e 1600 feriti furono il tragico saldo di una scossa di proporzioni devastanti della quale naturalmente non può essere imputata la scienza, ma certamente la catena di comando della Protezione civile che si costituì nelle settimane precedenti quasi come un’associazione per la tutela del silenzio. Sopire anzi “zittire, placare le illazioni, le preoccupazioni”: questo fu l’impegno che Guido Bertolaso, uomo tuttofare e plenipotenziario di Berlusconi, indicò come indirizzo di governo. Oggi, dopo cinque anni e più da quel tragico 6 aprile 2009, il silenzio dettato al telefono è stato assolto. La sentenza di appello capovolge il verdetto di primo grado e scioglie ogni dubbio. I morti hanno torto.

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Stessa sorte che è toccata nelle settimane precedenti a Stefano Cucchi, anch’egli deceduto in carcere per colpa sua. E saranno figlie dello scirocco di quest’autunno pure le minacce dei boss della camorra Bidognetti e Iovine a Roberto Saviano e Rosaria Capacchione. L’avvocato dei boss condannato, ma i suoi clienti liberi dalla colpa.

Se il diritto si fa rovescio la realtà può apparire un effetto ottico. Siamo noi che ricordiamo male, quella telefonata intercorsa il 30 marzo 2009 in cui il capo della Protezione civile comunicava all’assessore regionale Daniela Stati l’operazione tranquillità non ci fu sebbene sia trascritta nella storia di quel disastro annunciato. Gli aquilani avevano paura perché da mesi il terreno ballava e quel giorno una scossa del 4, 1 della scala Richter li aveva traumatizzati ancor di più. Fu congegnata una grande “operazione mediatica”, iniettati sorrisi e sonniferi per l’Abruzzo angosciato. Non c’era una sola ragione scientifica perché si fosse tranquilli e un solo motivo per regalare serenità. Erano già vistosi gli elementi che all’opposto avrebbero dovuto obbligare a un sovrappiù di attenzione, far decidere urgenti misure precauzionali, organizzare reti attive di protezione civile. Gli scienziati, invece, furono utilizzati per far opera di volantinaggio e propaganda, suggerire pazienza e far chiudere anziché aprire gli occhi. E così L’Aquila è stata trasformata in un teatro del dolore, rinchiusa nelle tendopoli, allineata nel silenzio mentre Silvio Berlusconi – grazie a Bertolaso – usava quelle pietre come palcoscenico nella più grande opera di manipolazione del suo ventennio.

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Il Fatto Quotidiano, 11 novembre 2014

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