Meglio lasciar perdere e chiedere a gran voce che la legge sulla diffamazione sia accantonata! La prevista abolizione del carcere per i giornalisti, per altro chiesto dalle istituzioni europee, non può essere barattata con una legge indigeribile ed inaccettabile. Il testo uscito dalla Camera era già largamente insufficiente, ma gli emendamenti depositati al Senato sono tali da rendere la legge ancora peggiore della precedente.

Le multe resteranno altissime, insostenibili per i giornali più piccoli e “meno protetti”.
Le modalità di rettifica imposte ai siti e ai blog sono tecnicamente inattuabili e costruite in modo tale da sanzionare sempre e comunque il gestore, sino all’oscuramento finale.

Nulla è stato previsto per arginare il fenomeno delle cosiddette ‘querele temerarie’, diventate ormai uno strumento di intimidazione nei confronti di quei cronisti che ancora vorrebbero mettere il naso nell’Italia del malaffare, dell’illegalità e della trattativa permanente; così delinquenti di ogni risma continueranno a chiedere, sempre e comunque, risarcimenti stratosferici, sapendo che non pagheranno dazio in caso di archiviazione. 

Non è più il momento di continuare a chiedere una nuova legge, ma bisogna cominciare a reclamare l’affossamento del testo attuale, senza farsi impressionare dalla minaccia di tenere in vita la previsione della carcerazione.

Per queste ragioni, come articolo 21, chiederemo a tutte le associazioni che hanno promosso le iniziative contro le leggi bavaglio, di tornare ad alzare la voce, perché non vi è ragione alcuna per accettare oggi, quello che non ci piaceva in altre stagioni e sotto altri governi e maggioranze diverse.

 

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