Una data da ricordare. Quella sera una frana staccatasi dal monte Toc si riversò nel lago artificiale della diga tra Erto e Casso, davanti a Longarone e Castellavazzo, generando un enorme onda  che seminò morte e distruzione. Fu un disastro denunciato da pochi giornalisti coraggiosi e da periti onesti che ne segnalarono invano la pericolosità. Come sempre – nulla di diverso da quello che accade oggi –  prevalsero solo logiche economiche e di profitto. Troppi interessi si celavano dietro la diga più alta del mondo. Un disastro annunciato, in quanto la stessa diga era stata costruita su una montagna ritenuta franosa come ha poi dimostrato di essere.

Racconti, fotografie, immagini  narrano di quella sera che ha segnato indelebilmente la storia del nostro paese e ancora di più chi, in quella tragedia, ha perso i propri cari non per fatalità ma per responsabilità di pochi. 

Quella sera mia madre doveva passare di là per tornare a casa dai suoi nonni: giovanissima, era infatti emigrata in Germania per lavoro. Insieme a lei in una gelateria di Hannover, lavorava Dina, occhi azzurri e riccioli biondi. Dovevano tornare insieme quella sera ma Dina, a sedici anni, aveva troppa nostalgia di casa e quel giorno anticipò il viaggio di qualche ora. Quella manciata di ore le fu fatale: rimase travolta dall’esondazione della diga.

Oggi il suo volto giovane rimane scolpito nella memoria di mia madre. Occhi azzurri e riccioli biondi.

Non dimentichiamo.

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