Questa volta nessuna fattura da girare alla Difesa. Il rogo all’interno della base militare di Teulada, sud Sardegna, i militari se lo sono spenti da soli. Non è stato infatti coinvolto il Corpo forestale della Regione, come è successo a inizio settembre a Capo Frasca, sulla costa occidentale. Per le fiamme di ieri poco clamore e profilo basso, ma il caso è divampato lo stesso. La tensione sulle ingombranti servitù militari della Sardegna non cala mentre il calendario con le attività della Difesa va avanti senza modifiche. Ed è subito guerra di note stampa.

Il fumo è stato avvistato nel tardo pomeriggio. A partire dalle 18.30 l’incendio– meno vasto del precedente – sarebbe stato circoscritto proprio nell’area interdetta in cui si stanno prelevando i campioni per le bonifiche, come disposto dalla Procura di Cagliari. Secondo la versione fornita dalla Regione, “il Corpo forestale non è potuto intervenire a causa della pericolosità di un’eventuale operazione a terra nella zona e soprattutto per l’impossibilità di levarsi in volo degli elicotteri antincendio nelle ore successive al tramonto”. Un episodio minimizzato in qualche riga dallo Stato Maggiore dell’Esercito: tutto è successo durante un’esercitazione programmata “di tiro con le armi di piccolo calibro (7.62 mm) da bordo degli elicotteri”. Subito è intervenuto un elicottero antincendio dell’Esercito. Tutto risolto, si continua quindi come prima. Inclusa la cosiddetta “’attività per l’attuazione del Piano d’intervento Ambientale”.

La denuncia su Facebook. Il primo a rivelare il terzo incendio in un mese causato dalle esercitazioni nei poligoni, con tanto di documentazione fotografica , è stato, come spesso accade, il deputato Mauro Pili (Unidos), già presidente della Regione. Per Pili si è trattato di “Un incendio di vaste dimensioni. Una vergogna”. E subito il tiro si sposta contro l’attuale giunta di centrosinistra guidata da Francesco Pigliaru: “Alla faccia di quegli incapaci della Regione che consentono tutto questo”. In particolare Pili, ex parlamentare Pdl, che in questi anni ha fatto propria, con spiccata energia, la battaglia contro le basi critica la recente ordinanza antincendi della Regione, dedicata alle aree militari . La definisce “una buffonata per le cialtronerie regionali”. Perché, continua, “avrebbe dovuto impedire le esercitazioni sino al 15 di ottobre, uniformando i bombardamenti alla tempistica dello ‘stato di elevato pericolo di incendio boschivo. Quell’ordinanza – attacca – non entrerà mai in vigore proprio perché la Giunta regionale l’ha nascosta, considerato che aveva ottenuto l’effetto mediatico di apparire contraria alle esercitazione”.

Per la giunta parla l’assessore regionale all’Ambiente, Donatella Spano. La posizione è sempre la stessa: ridimensionamento delle basi militari (35mila ettari interdetti tra Capo Teulada, Capo Frasca e il Poligono interforze del Salto di Quirra) . C’è in ballo la conversione e la chiusura, anche se da Roma non c’è mai stato un passo indietro. Nemmeno durante i giorni della frizione istituzionale. Intanto si preparano nuove manifestazioni popolari, dopo quella di Capo Frasca: sigle indipendentiste, comitati popolari seguiti da cittadini e politici bipartisan. Il fronte allargato del “no” ai poligoni a dicembre sfilerà per le vie di Cagliari, distante dai chilometri chiusi da filo spinato.

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