“La famiglia Gambirasio ha sofferto fin troppo per dover anche sopportare sospetti ed illazioni fondate sul nulla”. È questo il messaggio che i genitori di Yara, Fulvio e Maria, hanno affidato ai propri legali per rispondere alle dichiarazioni di uno degli avvocati di Massimo Giuseppe Bossetti, Claudio Salvagni, che giovedì sera, ospitato da una tv locale, è tornato a ipotizzare la vendetta familiare dietro all’omicidio della 13enne di Brembate di Sopra, in provincia di Bergamo.

L’avvocato del carpentiere di Mapello, indagato per l’uccisione della ragazza e in carcere dal 16 giugno 2014, ha dichiarato che quella della vendetta ritorsiva è “un’ipotesi che gli inquirenti non hanno mai preso in considerazione seriamente”. Parole che hanno portato i genitori della ginnasta a tornare a parlare, cosa che non facevano da prima dell’arresto di Bossetti. “Se il difensore del signor Bossetti ha degli elementi concreti che vanno in quella direzione, li porti non in televisione, ma in Tribunale – hanno scritto gli avvocati dei Gambirasio, Andrea Pezzotta ed Enrico Pelillo, in una nota – ed in quella sede ci confronteremo. Se invece non li ha, e siamo convinti che sia così, si astenga dal rilasciare simili dichiarazioni. È del tutto inaccettabile – continuano – che uno dei difensori del signor Massimo Bossetti, nel corso dell’ennesima trasmissione televisiva, abbia evocato nuovamente l’ipotesi di una presunta vendetta ritorsiva nei confronti della famiglia Gambirasio”. 

Salvagni ha deciso di rispondere alla nota diffusa dagli avvocato Pezzotta e Pelillo ribadendo la vicinanza alla famiglia della ragazza, ma specificando che “è un preciso dovere della difesa considerare aperte tutte le ipotesi”. Il legale della difesa ha anche ricordato che quella della ritorsione familiare è un’ipotesi come le altre e che, quindi, non può essere scartata a priori all’interno di una vicenda sulla quale “vi sono tuttora delle questioni irrisolte“. Dopo aver aggiunto che sull’ipotesi di un omicidio a sfondo sessuale vi sono ancora seri dubbi, Salvagni conclude dicendo che quella della vendetta è “un’ipotesi che, a quanto ci è dato di sapere, è stata presa in considerazione dalla Procura e fino a quando non saranno depositati tutti gli atti dell’accusa, noi non ci sentiamo di escludere alcuna possibilità”.

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