Il vulcano Ontake, nel Giappone centrale è eruttato domenica 28 settembre dopo sette anni d’inattività. Sarebbero 36, finora, gli escursionisti morti intossicati per le emissioni di gas. Proseguono le ricerche dei dispersi, oltre 250 persone si trovavano sull’Ontake il giorno dell’eruzione e non si conosce ancora il numero esatto delle vittime.
La forte presenza di zolfo ferma i soccorritori, alcuni di loro intossicati. Sono stati mobilitati 550 uomini nelle ricerche di eventuali superstiti.

I militari hanno dovuto interrompere le ricerche e causa dei gas tossici e della cenere che continuano a fuoriuscire dal vulcano. Insieme alle quattro vittime di ieri, sono dodici finora i corpi recuperati, mentre 24 restano ancora vicino alla vetta. Non si conoscono esattamente le cause dei decessi, che potrebbero essere stati causati da gas, ceneri, rocce o altri fattori. I cadaveri sono stati trasportati in un campo di atletica di una scuola nella vicina città di Kiso. Dozzine di persone risultano ancora disperse. Il bollettino delle vittime sembra destinato ad aumentare. 

Il principale timore è l’attività sostenuta che caratterizza il vulcano che, come ipotizzato dagli esperti, potrebbe portare a un’altra eruzione forse anche più forte di quella di sabato. L’Agenzia meteorologica ha infatti rilevato la fuoriuscita di fumo e cenere anche dai cratere minori. Quella appena avvenuta sarebbe l’eruzione più violenta degli ultimi 20 anni. Il vulcano si trova a 210 chilometri da Tokyo, sulla principale isola giapponese di Honshu. Una simile eruzione era avvenuta nel 1979, ma non si erano registrate vittime.
Il premier Shinzo Abe, in un intervento alla Dieta, ha espresso cordoglio alle famiglie delle vittime e invitato il ministro per la Gestione delle catastrofi, Eriko Yamatani, a fare ogni sforzo per salvare eventuali superstiti e continuare a monitorare l’Ontake. 

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