Antonio Sogno, presidente della Lega Dilettanti ligure, minimizza: “Non è giusto né corretto parlare di sistema dilettanti. Se una società ha sbagliato vanno valutate le singole responsabilità”. Leonardo Grosso, vicepresidente dell’Associazione calciatori, afferra invece il toro per le corna: “Hanno scoperchiato il vaso di Pandora”. Ha fatto rumore negli ambienti del calcio minore ligure la notizia delle mazzette pagate da genitori disinvolti ad alcuni dirigenti di un club per incoraggiarli ad appoggiare le carriere dei loro rampolli, non molto dotati nel trattare il pallone. Come? Semplice, facendoli giocare anche a scapito di colleghi più meritevoli, o segnalandoli ai talent scout che si avventano sulle giovani promesse, vere e presunte, promettendo provini presso i grandi club.

Un meccanismo non inedito, spesso citato dai tifosi nelle chiacchiere da bar. Stavolta però c’è di più. Le rivelazioni sono state messe a verbale, nero su bianco, di fronte ad un pubblico ministero della procura di Genova, l’aggiunto Nicola Piacente. Che ha chiuso due filoni di indagine. Uno riguarda i “contributi” alla società Pontedicimo calcio per promuovere la carriera di alcuni giocatori. C’è il caso di un’azienda che ha versato 50mila euro in tre anni, il cui titolare è padre di uno dei calciatori granata. Un altro genitore aveva presentato un’altra società sponsor. Secondo Abbatuccolo, i soldi versati non hanno affatto raggiunto le casse sociali.

L’altro una serie di sponsorizzazioni sospette, perché totalmente sovradimensionate rispetto al bilancio del piccolo club della Valpolcevera genovese, dove era cresciuto Enrico Chiesa, attaccante della Sampdoria, del Parma, della Fiorentina, della Lazio e della Nazionale. Secondo l’accusa i denari versati (dal 2006 al 2010), talvolta da aziende in rapporti di affari con la Regione Liguria, sarebbero stati utilizzati per ingraziarsi l’allora presidente del club, Giovanni Paladini, l’ex parlamentare dell’IdV, ex consigliere regionale e responsabile ligure del partito di Antonio Di Pietro. Un uomo politico potentissimo e molto in auge in quegli stessi anni.

Secondo le rivelazioni di Mario Abbatuccolo, a lungo dirigente del Pontedecimo (la gola profonda che ha “imbeccato” la procura, dando il la alle indagini), quei contributi sarebbero stati formalmente fatturati dal club, senza però mai raggiungere le casse sociali. Il sospetto è che siano finiti nelle tasche di dirigenti e manager della società, compreso Palladini. Anche un cospicuo giro di rimborsi spese avrebbe compiuto la medesima traiettoria. Palladini risulta indagato per false fatturazioni con due manager della Siram (una multinazionale del settore degli approvvigionamenti di energia), Stefano Giacoma e Mario Nevali, che si erano occupati di attivare le sponsorizzazioni. Paladini avrebbe agito assieme alla sua attuale moglie, l’ex vicepresidente della giunta regionale Marylin Fusco, finita agli arresti domiciliari (ora però è libera) per la vicenda delle spese pazze in Regione. Fusco nell’epoca-Palladini era la segretaria-cassiera del Pontedecimo calcio ed aveva la firma per eseguire operazioni bancarie sui conti correnti intestati alla società. E’ indagata anche dalla procura di Sanremo per abuso d’ufficio nell’inchiesta per la costruzione del porto turistico di Ospedaletti. Usciti dalla politica attiva Paladini e Fusco gestiscono un albergo a Montecatini.

La procura genovese aveva scoperto che durante l’era-Paladini il Pontedecimo aveva ricevuto sponsorizzazioni principesche. Come i 50mila euro versati dalla Siram, azienda che con la Cpl Concordia (una cooperativa emiliana), attraverso il Consorzio Micenes, aveva concluso un lucroso contratto da 400mila euro annui per la fornitura di calore alla Regione, all’epoca della giunta Biasotti, contratto confermato dalla giunta Burlando. L’ex tesoriere dell’IdV e commercialista di fiducia di Paladini, Giorgio De Lucchi (pure lui finito nel tritacarne dell’inchiesta sulle spese pazze) in una intercettazione spiega al suo interlocutore che i denari al Pontedecimo non erano versati perché l’azienda fosse interessata alle vicende dal calcio dilettantistico ligure ma perché era amica di Paladini.

Fra contributi alla Polis (la squadra della Polizia di Stato di cui Paladini, ex funzionario di Ps e sindacalista, era stato presidente prima di emigrare a Pontedecimo) e Pontedecimo calcio, i contributi negli anni erano ammontati a 230mila euro. La procura intende stabilire se quei soldi fossero stati versati in cambio di favori legati all’attività delle aziende erogatrici.

Puntualizzazione finale di Abbatuccolo: “Quella del Pontedecimo non è un caso isolato. Il fenomeno è diffuso e riguarda pure la compravendita dei cartellini dei calciatori”.

AGGIORNAMENTO
Con sentenza del 21 luglio 2017, divenuta irrevocabile il 12 dicembre 2017, il Tribunale di Milano ha assolto l’Ing. Stefano Giacoma dal reato contestato perché il fatto non costituisce reato.

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