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Blue Note, parte sottotono lo sbarco in Borsa del jazz club milanese

Nel primo giorno di negoziazione il titolo del locale di via Borsieri, ammesso al mercato riservato alle piccole imprese, ha chiuso in calo del 4,8%. In fase di collocamento ha raccolto 1 milione che sarà utilizzato per sviluppare la rete commerciale e, dopo il 2015, aprire un nuovo club a Roma. Secondo il fondatore Paolo Colucci la società è "attenta alla redditività" ma mette tra i propri obiettivi anche il "reddito psichico" che deriva della cultura
Blue Note, parte sottotono lo sbarco in Borsa del jazz club milanese
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Esordio sfortunato a Piazza affari per il jazz club milanese Blue Note, ammesso alla quotazione sul mercato dedicato alle piccole e medie imprese (Aim). Il locale di musica dal vivo di via Borsieri ha infatti chiuso la prima seduta con una perdita del 4,8% rispetto al prezzo del debutto, fissato a 3,12 euro. Il concerto jazz che per l’occasione ha accompagnato la cerimonia del suono della campanella non ha portato fortuna, per ora, al presidente Paolo Colucci e ai due soci che nel 2003 hanno ottenuto la licenza di utilizzo del marchio dello storico club newyorchese del Greenwich Village. 

Il Blue Note si è presentato agli investitori con un giro d’affari di 3,5 milioni e un capitale sociale di 1,4 milioni. In fase di collocamento la società ha raccolto circa 1 milione di euro. Il flottante al momento dell’ammissione è del 39,68% con una capitalizzazione pari a circa 4,5 milioni di euro. La cifra raccolta con l’offerta delle azioni, “comprate da quattro o cinque istituzionali e per il resto da altri affezionati al club”, servirà secondo Colucci a rafforzare la rete commerciale, a duplicare il festival del Forte di Bard in Val d’Aosta e in seguito, dopo l’Expo 2015 e con un partner, ad aprire un nuovo locale a Roma. 

Secondo Colucci, avvocato d’affari appassionato di jazz, si tratta del primo caso al mondo in cui un locale di musica dal vivo sbarca in Borsa. “Siamo i più piccoli del listino milanese, e forse anche d’Europa, ma siamo quelli che fanno più casino”, ha detto il fondatore durante l’incontro a Palazzo Mezzanotte. “Per noi è la fine di un percorso, perché è un anno e mezzo che stiamo pensando a questo progetto che si era fermato per la crisi, e l’inizio di un altro molto ambizioso”. Quanto ai rendimenti attesi, la società è “attenta alla redditività” ma mette tra i propri obiettivi anche “un reddito ‘psichico’, cioè quello intangibile della cultura”.

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