Vasco Errani, governatore Pd dell’Emilia Romagna al terzo mandato, viene condannato in appello a un anno con la condizionale per falso ideologico: secondo l’accusa, dopo aver finanziato con fondi pubblici la coop del fratello con un milione di euro per la creazione di una cantina non completata nei termini previsti dal bando, avrebbe indotto due funzionari regionali a certificare la correttezza dell’operazione.

Appresa la sentenza, Errani si dichiara innocente, ma rassegna le dimissioni e dice: “Davanti a tutto, l’onore della Regione”. La vicenda potrebbe chiudersi qui, dimostrando una volta tanto che il nesso tra causa ed effetto e tra condanna e dimissioni vale anche per la casta della politica. Non sia mai. Immediatamente il Pd si scioglie in un coro commosso di solidarietà e calde lacrime vengono versate ricordando le virtù eroiche di Errani, neanche fosse Silvio Pellico tradotto nelle segrete dello Spielberg. Non è finita, perché subito dopo Orfini, novello presidente democrat, dà finalmente un senso al suo incarico e “auspica il ritiro delle dimissioni”. Fassino, sindaco di Torino, lo invita virilmente alla resistenza: “Resta al tuo posto”. Taddei, responsabile economico, lancia un hashtag struggente: #ForzaVasco”. Infine scende in campo lo stesso Matteo Renzi che, attraverso la segreteria, ridotta a puro organismo ventriloquo, invita il governatore “a riconsiderare il suo gesto” come se il poveretto fosse stato colto da un momento di follia.

 

C’è poco da ridere: nell’era renziana la questione morale viene sostituita da due semplici regolette. Primo: le dimissioni di Errani possono stabilire un pericoloso precedente, e così come i quattro viceministri e sottosegretari indagati sono rimasti intrepidi avvitati alle loro poltrone, Vasco non fare scherzi. Secondo: Errani resista, resista, resista poiché nel nuovo Senato di Renzi-Berlusconi-Napolitano l’immunità serve proprio a salvare la ghirba all’esercito di indagati e condannati provenienti dalle Regioni. Renzi cambia il verso, ma non perde il vizio.

il Fatto Quotidiano, 9 Luglio 2014

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili

C'era una volta la Sinistra

di Antonio Padellaro e Silvia Truzzi 12€ Acquista
Articolo Precedente

Yoox, caos su cooperativa Mr.Job. Dopo accuse di molestie via i capireparto uomini

next
Articolo Successivo

Vasco Errani, per il post decide Renzi. E le primarie rischiano di saltare

next