La passione per i libri di Marcello Dell’Utri è nota. Ed è così forte che l’ex senatore di Forza Italia – in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa – un anno fa finì nei guai anche per la depredazione di migliaia di volumi dalla biblioteca Girolamini di Napoli. Chiusa l’esperienza della biblioteca di via Senato a Milano e travolto dai guai giudiziari l’ex top manager di Publitalia però non vuole rinunciare alla lettura. E i due libri concessigli dal carcere di Parmain cella non gli bastano: “O me ne fanno avere di più o farò lo sciopero della fame“.

È l’onorevole Massimo Palmizio di Forza Italia a raccontare all’Ansa la minaccia di Dell’Utri che è detenuto in infermeria nel penitenziario emiliano in considerazione delle sue condizioni di salute. “Un conto scontare la pena, un conto negare libri che per lui sono come l’acqua. Farlo – dice l’ex collega di partito – è tortura psicologica”.

Il cofondatore del partito di Silvio Berlusconi la settimana scorsa aveva espresso il desiderio di potersi occupare della biblioteca del carcere di Parma dove è detenuto. E a questo suo desiderio aveva risposto il presidente dell’associazione tra i familiari delle vittime della strage via dei Georgofili, Giovanna Maggiani Chelli: “Marcello dell’Utri (che è imputato nel processo sulla trattativa Stato-mafia, ndr) durante la sua detenzione ambirebbe a fare il bibliotecario. Non crediamo sia un problema, potrebbe sempre farlo presso l’Accademia dei Georgofili a Firenze, dove si è già recato altre volte nella sua vita per consultare testi importantissimi che sicuramente vanno ben conservati”.

Una proposta che nascondeva una durissima polemica: “Anche se il problema è un altro, Marcello dell’Utri continua di sicuro in queste ore a percepire per legge il suo vitalizio da senatore, anche se il Presidente del Senato ha avviato un iter per eliminare i vitalizi ai senatori condannati. Nel contempo le nostre vittime, quelle della strage di via dei Georgofili , quelle che abitavano di fronte all’Accademia, e durante l’attentato del 27 Maggio 1993 sono rimaste invalide all’80% della capacità lavorativa, non solo non possono più lavorare e fare i bibliotecari, ma non percepiscono neppure i giusti vitalizi e le pensioni a cui hanno diritto”. Per Maggiani Chelli “non c’è più tempo per indugi filosofici e grandi proclami per placare gli animi esacerbati a vantaggio del quieto vivere di chi governa senza muovere un dito per fare giustizia. Sono i fatti che contano e questo Governo verso le vittime di mafia terroristica eversiva del 27 Maggio 1993, per ora è solo in obbligo, mentre continua a favorire chi con la mafia ha avuto a che spartire”.

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