“Sfortunatamente a Mosca il Ferrari store non c’è”. Per comprare la sua polo rossa con tanto di cavallino rampante sul petto, un turista russo è dovuto arrivare fino a Roma. Gli è andata bene, ma di poco. Al negozio di Via Tomacelli, grandi sconti: “Dal 30 al 70%, il Ferrari store chiude e liquida tutto”. Insomma, ha fatto appena in tempo. Tra sei settimane avrebbe trovato le serrande abbassate. Il punto vendita romano aperto dieci anni fa, il primo fuori dai confini dell’Emilia Romagna, sarà presto un ricordo. Russi, arabi, indiani, tedeschi e francesi entrano ad ammirare la vettura da corsa esposta appena dopo l’entrata. “Le macchine costano tanto, qui con un modellino possiamo almeno sognare un po”, commenta un ragazzo francese appresa la notizia dell’imminente chiusura. C’è da dire che il rosso della scuderia di Maranello è un po’ sbiadito ultimamente, ma il cavallino è sempre un marchio che tira. Ma i più stupiti sono gli italiani. I romani in particolare. “Anche se è un profumo o un portachiavi, se c’è scritto sopra ‘Ferrari’, è sempre un regalo gradito, soprattutto quando vado all’estero”, spiega una signora guardando la vetrina incredula. Stessa reazione per un signore distinto e abbronzato: “Dopo il Gran Premio di ieri, questa scelta non mi stupisce. Da quel che so le macchine sono già tutte prenotate per i prossimi cinque anni. Questo è un mercato che non conosce crisi, soprattutto tra gli stranieri. Sarebbe il caso di tenerlo aperto, magari si poteva pensare di farlo un po’ più piccolo”. Una delle manager in maglietta rossa si avvicina all’entrata. “Neanche noi sappiamo bene che succederà al Ferrari store nelle prossime settimane”, rivela sottovoce. E voi? Silenzio, non c’è il direttore e non può parlare o forse neanche lei sa che ne sarà di loro  di Mario Marcis e Samuele Orini

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