“Sono arresti che per i partiti che li hanno subìti hanno avuto il privilegio” di arrivare dopo le elezioni. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano torna a ribadire la sua convinzione della giustizia a orologeria commentando ai giornalisti lo scandalo dell’inchiesta sul Mose, che ha portato agli arresti del sindaco Pd Giorgio Orsoni – ai domiciliari – e dell’assessore regionale di Forza Italia Renato Chisso. Proprio il 20 maggio, in occasione dell’arresto del presidente del Consiglio regionale della Campania Paolo Romano – candidato alle elezioni europee nelle liste Ncd – avvenuto qualche giorno prima della tornata elettorale, il ministro aveva infatti dichiarato:  “Meglio se l’arresto fosse arrivato prima della presentazione delle liste o dopo le elezioni”.

Ed è proprio al caso Romano che si riferisce il ministro dell’Interno. “Ad altre formazioni politiche – afferma a margine di un evento alla Selex Es a Chieti Scalo – in piena campagna elettorale a qualche giorno dal voto non è stato riservato lo stesso privilegio. Credo che istituzionalmente la Procura di Venezia sia stata davvero molto corretta”. Ma il caso del presidente del Consiglio regionale della Campania non è l’unico per il quale Alfano ha invocato la giustizia a orologeria. Sull’idea ha insistito più volte anche in passato, e in particolare in riferimento a Silvio Berlusconi. A febbraio 2013, ad esempio, in occasione del la nuova accusa di corruzione contestata all’ex Cavaliere per il presunto “acquisto” del senatore De Gregorio nel 2006 aveva detto: “Saremo in tanti al suo fianco per dire basta a un uso politico della giustizia, ad inchieste ad orologeria ed al protagonismo di alcune Procure”.

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