Imbarazzo crescente a Milano, dove il dominus della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti, non prende posizione sul caso di Giovanni Bazoli, il presidente della sua partecipata Intesa Sanpaolo finito sotto inchiesta a Bergamo con l’accusa di aver approfittato del suo ruolo di azionista di Ubi per manipolare le nomine dei vertici del gruppo concorrente. Ma, pur difendendolo, non arriva a schierarsi contro le eventuali dimissioni del banchiere dal vertice di Intesa. 

“Chiedete a Bazoli”, ha infatti risposto ai giornalisti che lo incalzavano sul possibile passo indietro del professore bresciano che era stato riconfermato un anno fa per il rotto della cuffia e grazie anche al sostegno di Sergio Chiamparino, allora numero uno dell’altro ente azionista di Intesa, la Compagnia di San Paolo. Dimissioni a parte, Guzzetti si è comunque speso per il banchiere. “Siccome lo conosco da una vita e so della sua correttezza istituzionale, sono assolutamente sicuro che Bazoli in questa vicenda non ha commesso nessun comportamento men che corretto e rispettoso delle leggi”. Diversa la questione sulla fiducia degli altri soci di Intesa nel professore dopo le notizie sul caso. “Cosa vuole che le dica, che non ha la piena fiducia? Cosa vuole che le risponda?”, ha replicato alle domande dei giornalisti.

Giovedì era stato lo stesso banchiere a rompere il silenzio sulla vicenda. “Ho sempre rispettato e difeso la magistratura e per coerenza devo quindi rispettarla anche nel momento in cui vengo interessato da un provvedimento che mi sorprende profondamente, avendo io sempre testimoniato, nella mia vita e nei comportamenti, una totale e leale osservanza delle regole e delle leggi”, aveva detto arrivando alle sede del Teatro alla Scala per la riunione del board del teatro milanese.

Solo qualche sussurro, invece, rompe il silenzio assordante della Consob di Giuseppe Vegas, che nei mesi scorsi aveva condotto un’ispezione nelle sedi dell’Associazione banca Lombarda e Piemontese, presieduta da Bazoli, e in quella degli Amici di Ubi Banca, fondata da Zanetti, per trent’anni alla guida del polo bergamasco da cui è nata Ubi Banca. Venerdì si sono diffuse indiscrezioni di stampa secondo cui la commissione sarebbe stata sul punto di contestare alle associazioni di azionisti di Brescia e Bergamo che fanno riferimento a Bazoli ed Emilio Zanetti la mancata comunicazione di un patto parasociale. Patto che, stando alle indagini, sarebbe stato diretto a spartirsi gli incarichi di vertice di Ubi. E il cui occultamento avrebbe ostacolato le funzioni di vigilanza, svolte dalla Consob stessa oltre che da Bankitalia. In serata, poi, un portavoce di Ubi, parlando con l’agenzia Ansa, ha confermato che “Consob ha contestato” alla banca “la completezza del documento di corporate governance” e “le controdeduzioni sono in corso di predisposizione”. Con la usuale sollecitudine – a buoi ormai scappati – lunedì scorso, all’indomani dell’assemblea che ha approvato la modifica dello statuto tra le polemiche della minoranza, la commissione sarebbe intervenuta comunicando l’avvio di un procedimento sanzionatorio. Ma si tratta ancora solo di voci, perché dagli uffici dell’autorità non è uscita alcuna dichiarazione ufficiale 

La modifica della governance votata a maggioranza sabato 10 è stata sostenuta dall’attuale gruppo dirigente della banca, finito sotto inchiesta, ed è stata contestata dai cinque consiglieri di minoranza che con il loro esposto alla Consob nel luglio 2013 hanno aperto il filone del patto occulto per cui sono indagati Bazoli, Zanetti e alcuni dirigenti. 

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