Con l’accusa di bancarotta, per aver provocato il fallimento della società barese Divania, la procura di Bari ha inviato avviso di conclusione indagini a 16 dirigenti Unicredit, tra cui l’ad Federico Ghizzoni e il suo predecessore Alessandro Profumo, ora presidente di Mps. La notizia, anticipata da Espresso.it, ha trovato conferma in ambienti giudiziari. Due anni fa l’inchiesta aveva messo nel mirino 28 dirigenti per il caso derivati dopo la denuncia di Saverio Parisi, titolare di Divania, industria barese Bari che fino al 2003 dava lavoro a 430 persone. I reati a vario titolo erano estorsione, truffa e appropriazione indebita. 

Da quell’indagine si è sviluppato un altro filone e gli inquirenti pugliesi hanno chiuso la nuova inchiesta: in questo caso ci sono l’amministratore delegato Federico Ghizzoni e il suo predecessore Alessandro Profumo, oggi numero di Mps. L’accusa ora è di bancarotta: Divania era un’azienda sana che, secondo i magistrati, fu mandata in rovina da Unicredit attraverso ben 203 derivati-trappola, “falsamente presentati come contratti a costo zero”, che in realtà hanno esposto l’azienda a “rischi illimitati”, concretizzatisi in “perdite accertate per oltre 15 milioni di euro” provocando così prima la chiusura della fabbrica e poi il fallimento, decretato nel giugno 2011.  

Secondo il pm Isabella Ginefra era proprio Profumo a “elaborare, dirigere e coordinare le strategie di commercializzazione dei derivati alle aziende”. L’attuale presidente di Monte Paschi era già finito nel mirino della magistratura per la vicenda Brontos, una maxi-frode fiscale di Unicredit con un’operazione di finanza strutturata ipotizzata dalla Procura di Milano, che era finita per competenza a Bologna. Ma anche a Bologna l’inchiesta non si era fermata ed è finita – per decisione della Cassazione del 18 novembre scorso – deve essere condotta a Roma. 

Unicredit, in relazione alla vicenda, ancora una volta non può che ribadire fermamente la correttezza del proprio operato, di quello di ex esponenti e propri dipendenti ed è convinta che ciò potrà emergere dal vaglio delle sedi giudiziarie. Le vere ragioni del default di Divania – si legge in una nota dell’istituto bancario – sono peraltro contenute nella sentenza dichiarativa del suo fallimento del giugno 2011, confermate anche dalla Corte d’Appello di Bari. L’attuale ad di Unicredit, all’epoca dei fatti, ricopriva peraltro altri incarichi all’estero e quindi in nessun modo può essere coinvolto in questa vicenda

 

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